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Potere al popolo?


Il centro sociale “Je so pazzo” (ex OPG occupato) ha lanciato un appello per costruire una lista (a loro dire “dal basso”) che si presenti alle elezioni. Al di la delle buone intenzioni espresse nel documento che lancia il progetto elettorale con il quale, proprio perchè si presenta alle elezioni borghesi, non possiamo certo essere d'accordo, i promotori del listone della sinistra “alternativa”pongono al centro la questione del potere popolare senza però mai accennare alla necessità di rilanciare la lotta di classe.
Con il loro documento si impegnano a trattare questioni importanti di carattere sociale che, secondo loro, potrebbero essere affrontate utilizzando i sistemi e rispettando le regole che gli stessi responsabili del disastro sociale che le masse proletarie subiscono hanno stabilito, tra le cui regole la “possibilità” di presentarsi democraticamente alle elezioni.
Nel marasma del disfacimento della politica borghese ed in particolare della sinistra riformista, si è aperto uno spazio politico che alcuni compagni vogliono impegnarsi ad occupare pensando di incidere sul sistema di sfruttamento, e lacrime e sangue borghese.
Ma, seppur spinti da buone intenzioni, i promotori di questo nuovo listone di “estrema sinistra” accettando di inserirsi nel percorso della legalità borghese e delle regole decise dal nemico, dimenticano la guerra strisciante della borghesia contro il proletariato e la classe operaia.
Insomma, un ulteriore tentativo di riesumare tempi e modalità di pensiero di quella sinistra trotzkista, opportunista e rifondarola che, sino ad oggi, non ha saputo fare altro che negare l'esistenza della lotta di classe impegnandosi nelle più “pacifiche” e interclassiste istanze sociali. Alcuni compagni tentano di spacciare quest'iniziativa come un aspetto tattico della lotta, come se fossimo in Russia nella prima decade del 900 a cavallo con la seconda. Ma oggi, nel 2017, se i promotori non se ne fossero ancora accorti, sono cambiate molte cose e le condizioni per affrontare la lotta politica (tattiche e strategie) allo stesso modo con cui veniva affrontata nei primi del 900, si sono un tantino modificate.
Abbiamo affrontato l'argomento “tagliandolo con l'accetta” avendone l'intenzione perchè si tratta di una evidente insulsaggine che provocherà ulteriori disillusioni (e questa forse è la parte buona) nel sistema di lotta politica borghese: il confronto elettorale.

Potere al popolo? Ma quando mai...Parafrasare Mao Tze Tung...
Il presidente Mao distingueva il popolo in classi!

Redazione Aurora proletaria




È ora di cambiare


Riceviamo e volentieri publichiamo


La nuova macelleria sociale che viene varata contro il lavoro,i giovani,le donne,i precari e tutta la classe operaia porta il timbro di confindustria e banche. Per quale ragione si alza l'età pensionabile,si colpiscono le pensioni da fame,e si da un nuovo colpo ai servizi sociali? Per travasare nuove risorse ai capitalisti e ai banchieri che ottengono tutto ciò che chiedono; dagli sgravi fiscali alla garanzia statale per i prestiti bancari,mentre i grandi evasori escono illesi.
Quindi come si sa il grande capitale industriale e finanziario aiutato dai governi dei padroni con la complicità delle burocrazie sindacali,scaricano sulle spalle dei lavoratori i costi della crisi economica.
Nel nostro Paese sembra non esserci consapevolezza del problema,le organizzazioni sindacali sono in difficoltà,divise,più attente alle beghe parlamentari, che alle reali condizioni dei salariati,il calo di fiducia che si registra nei confronti dei sindacati è prodotto dalla delusione profonda dei lavoratori per non aver combattuto con tenacia e determinazione su temi come le pensioni l 'articolo 18 il jobs act e rinnovi contrattuali disastrosi.
Oggi troviamo operai pieni di rabbia per un sistema che li ha rovinati, a questo punto solo loro possono dare vita ad una ribellione di massa che faccia tremare tutti,non servono le processioni.
La CGIL , dopo la rottura con il governo sulle pensioni,avrebbe dovuto chiamare direttamente gli operai ,i più colpiti, e farli agire nei luoghi di lavoro non al sabato senza scioperi.

È il momento di agire!

È il momento di difendere ciò che è nostro! Perché per noi i conti non tornano mai.

Un operaio metalmeccanico


Piattaforma di soccorso rosso internazionale


Introduzione

Il progetto per la creazione di un soccorso rosso internazionale è partito nell'autunno 2000. Questa piattaforma è stata riformulata nell'aprile 2016, sulla base della piattaforma adottata nel dicembre 2000 e basata su 15 anni di esperienza nella costruzione di un'organizzazione di solidarietà di classe internazionale.


Contesto

Mentre la repressione borghese approfondisce ed estende la sua offensiva prendendo una dimensione sempre più transnazionale, l'organizzazione della solidarietà di classe attraverso i confini diventa un imperativo vitale. Red Aid International comprende la solidarietà di classe di fronte alla repressione come parte della lotta rivoluzionaria.


La nostra attività

La sua attività mira a:
* Aumentare le capacità di resistenza alla repressione dei movimenti di combattimento, e ciò attraverso l'analisi delle evoluzioni e dei progressi (tecnici, legali, organizzativi) della repressione e dei mezzi per resistervi.
* Sostenere i militanti rivoluzionari e combattenti delle lotte di liberazione nazionale imprigionati, lavoratori, disoccupati, studenti, giovani e donne delle masse, represse per la loro attività anti-capitalista, anti-fascista e anti-imperialiste (scioperi, dimostrazioni, ecc). Questo sostegno può assumere forme diverse (politiche, economiche, legali, assistenza ai parenti dei detenuti) ma è determinante la dimensione politica.
* riconoscere che i detenuti / rivoluzionari sono patrimonio prezioso della lotta di classe e l'esperienza della rivoluzione proletaria, come una presenza viva nella ridefinizione corrente del campo rivoluzionario come una forte presenza nella ricerca un nuovo progresso rivoluzionario. I prigionieri rivoluzionari
Sono l'espressione dei tentativi più avanzati che si sviluppano in alcuni paesi imperialisti, in particolare quando è stato affrontato con coraggio la questione della violenza rivoluzionaria, parte integrante di qualsiasi processo rivoluzionario per abbattere il potere della borghesia imperialista.
Le loro condizioni di detenzione e la loro implacabile persecuzione sono la parte più visibile della politica repressiva complessiva che sta interessando l'intera classe lavoratrice. Da qui la necessità di unificare i diversi temi di questa repressione politica di classe.
Sono considerati / e come prigioniero / a tutte i politici e tutti gli attivisti / rivoluzionari detenuti / e per le loro attività politiche e politico-militare, così come tutti i lavoratori, contadini, disoccupati, studenti, giovani e donne delle masse e altri perseguitati e imprigionati come parte della lotta anticapitalista, antifascista e antimperialista. Dove c'è oppressione, c'è resistenza. La resistenza degli oppressi è contrastata dalla repressione della borghesia, indipendentemente dai loro rappresentanti politici nella direzione dei loro regimi, fascisti, reazionari o cosiddetti democratici.
SRI sostiene la causa delle lotte anticapitaliste per la liberazione nazionale, quando si tratta di un passo sulla strada verso il socialismo, in base al criterio del indebolimento e il rafforzamento del movimento operaio come insieme. L'SRI esclude dal suo lavoro di supporto tutti i prigionieri che combattono per cause reazionarie, oscurantiste e anti-popolari come sciovinismo, religione o razzismo.
L'SRI dice che la solidarietà con i prigionieri deve essere il luogo in cui le differenze politiche, ideologiche e organizzative devono essere le meno influenti. Il dovere di unità attorno ai prigionieri e di fronte alla repressione borghese porta l'SRI a rifiutare, in anticipo, la possibilità di prendere posizione in un conflitto interno al movimento rivoluzionario, sia all'interno di un'organizzazione o tra due organizzazioni.
Il Secours Rouge Internazionale difende l'identità politica dei prigionieri rivoluzionari, lavora per portare la realtà dei prigionieri rivoluzionari alle masse in lotta, per chiedere la liberazione dei prigionieri malati, supporta le richieste e le lotte dei compagni di prigionia, ha denunciato tutte le forme di isolamento, tutte le forme di tortura, sentenze lunghe, cosiddette misure di sicurezza, restrizioni sulla libertà condizionale, leggi di emergenza, doppie punizioni, espulsioni ed estradizioni.

La nostra costruzione


Il processo di costruzione di un SRI può essere fatto solo se i diversi progetti politici possono collaborare lealmente alla rigorosa applicazione della piattaforma, il framework dell'SRI. L'attività dell'International Red Aid non è umanitaria o caritatevole, è politica. Non è neutrale, fa parte del grande movimento anticapitalista, anti-imperialista, antifascista, che mira a rovesciare lo sfruttamento e l'oppressione.
Ciò significa necessariamente che le forze costituenti dell'SRI hanno ciascuna il loro progetto politico e strategico di lotta anticapitalista. E ha senso che queste forze considerino l'SRI come parte di una strategia globale rivoluzionaria. Questa "strumentalizzazione" dell'SRI è legittima per tutto ciò:
* c'è un rigoroso rispetto per la piattaforma SRI.
* che l'SRI non sia coinvolto in lotte di linea, o trasformato in un campo di battaglia per lotte di linea.

Gruppi di membri


I gruppi che costituiscono il soccorso rosso internazionale sono diversi:
* perché hanno una natura diversa: alcuni sono collegati alle organizzazioni e quindi hanno un'identità politica ben definita, altri riuniscono membri con identità politiche diverse;
* perché hanno identità politiche diverse;
* perché hanno diverse realtà militanti: alcuni gruppi sono molto importanti nei numeri, altri sono molto piccoli, altri sono vecchi, altri recenti, ecc.
* perché provengono da paesi diversi e da storie diverse, e quindi hanno una particolare "cultura politica".
* perché hanno particolari realtà soggettive, perché sono in realtà oggettive particolari, perché lo sviluppo reciproco è ineguale:
Per questo motivo, nel corso degli anni, nel corso delle conferenze, sono stati sviluppati metodi di lavoro, discussione e gestione delle differenze. Questi metodi sono diventati parte integrante del processo di costruzione dell'SRI. Solo le forze che approvano, assimilano e praticano questi metodi sono ammesse in questo processo di costruzione.

Unità e divergenza


L'SRI non mette in discussione l'importanza fondamentale delle battaglie di linea per il movimento rivoluzionario. La situazione del movimento rivoluzionario nel periodo attuale, il numero di questioni strategiche, tattiche, ecc. ancora da risolvere necessariamente chiama questo tipo di dibattiti e di lotte. Ma questi devono servire da motore per la lotta rivoluzionaria e non da freno alla solidarietà.
L'unità attorno alle questioni dei metodi è qualcosa che viene scoperto nella pratica comune. Oltre all'accordo sui principi, l'instaurazione di un rapporto di lavoro è un prerequisito per qualsiasi riavvicinamento di una forza con l'SRI. Lo spazio privilegiato di questi rapporti di lavoro è la partecipazione alle campagne tematiche, internazionali e puntuali che l'SRI intraprende (a volte su richiesta di uno dei suoi membri, a volte su richiesta di una forza esterna, a volte su iniziativa della sua segreteria internazionale). Il modo in cui i gruppi contribuiscono (secondo i loro punti di forza) alle campagne internazionali di solidarietà si è dimostrato un buon criterio di valutazione.

La nostra tradizione

br> L'IRS è parte della tradizione delle migliori esperienze del movimento comunista internazionale: il Soccorso Rosso Internazionale che esisteva nel periodo delle lotte proletarie e antifascisti negli anni 20 e 30, così come i suoi sforzi di ricostruzione in Anni 70. Non si tratta di replicare questa esperienza, tanto le condizioni sono cambiate, ma di trarne insegnamenti e di assumere il suo retaggio e collegarlo a una prospettiva.

Conclusione


L'SRI è quindi un'organizzazione politica che, sul fronte della dialettica lotta / repressione, si impegna risolutamente in una prospettiva rivoluzionaria.
L'IRS vuole aiutare a sconfiggere le politiche repressive per consentire il rilascio fatica a superare gli ostacoli, lo sviluppo, e alla fine invertire i sistemi operativi e il dominio.

Abolire il capitalismo!

Costruisci solidarietà!




Contro il padronato con le lotte vere


Riceviamo e volentieri publichiamo


Ogni giorno ci sono fabbriche che chiudono e licenziano gli operai, altre come la Fiat che decidono di isolare i lavoratori più combattivi non  conformi al modello Marchionne insieme ad altri ritenuti non idonee alle linee produttive,parcheggiandoli in reparti confino destinate a mansioni accessorie.
E' il sindacato che fa?  quelli di base indicono scioperi in giorni diversi come quello del 27 ottobre e il 10 novembre,gli altri ,invece di organizzare scioperi e lotte continuano a chiedere incontri alle istituzioni, ma gli incontri senza la pressione delle mobilitazioni diventano passerelle che sanciscono i licenziamenti.
Allora viene voglia di dire che siamo alla frutta sia del sistema capitalistico che di questo modello sindacale,entrambi schiavi di un'idea di benessere basata sul consumo e non sulla partecipazione.
La debolezza in cui ci troviamo non è il prodotto del caso o di un destino cinico; pensiamo che tutto questo sia il risultato di un metodo,di un modo di rappresentare diritti e bisogni che si sono rivelati perdenti, che hanno prodotto distacco e indifferenza, per anni il metodo è stato quello della delega su tutto che ha spento ogni forma di protagonismo e di possibilità d'iniziativa autonoma dei lavoratori.
Non ci si può stupire se di fronte all'emergenza i lavoratori si trovino disarmati e disorientati e rispondano con l'unico strumento che conoscono: la delega.
I compromessi a cui cediamo ogni giorno,rafforzano quei dirigenti sindacali opportunisti, da loro abbiamo sentito dire più volte, che tanto gli scioperi non riescono per via della crisi quindi non ci sono le condizioni.
Questo non vuole essere una critica a chi come molti delegati subiscono atti repressivi padronali e non rispettano le gerarchie sindacali perchè si impegnano quotidianamente sostenendo iniziative spontanee dei lavoratori, ma una via a ricercare l'unità della classe tirando fuori dall'isolamento le vere lotte contro i padroni tenendo fuori le beghe tra le organizzazioni sindacali.
I lavoratori sono stanchi di subire e sono convinti che questa grave crisi la deve pagare chi l'ha prodotta,cioè il capitalismo e gli speculatori della finanza.

Operaio FCA Mirafiori Torino


PIUTTOSTO...FUOCO AI PADRONI !


Riceviamo da pt-sri(Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale) , concordiamo e volentieri publichiamo


Concetta lavorava per la "Befed Brew Up", una catena di ristorazione, come addetta alle pulizie. Qualche mese fa, la direzione ha deciso di ridurre i costi e di appaltare le pulizie dei locali ad una cooperativa esterna e così, a gennaio, dopo circa dieci anni di servizio, la donna è stata licenziata.Si trovava all'Inps perché, da tempo, era in attesa di alcuni arretrati dell'indennità di disoccupazione che, in seguito alla legge Fornero, è andata a sostituire anche il trattamento di mobilità spettante ai lavoratori che hanno subito procedure di licenziamento collettivo. È a causa delle difficoltà nell'ottenere questo sostegno al reddito necessario per vivere, che Concetta ha cercato di uccidersi, dandosi fuoco in un ufficio dell'Inps di Torino. Concetta è morta a causa delle gravissime ustioni. In Italia, ormai, perdere il lavoro significa essere condannati alla miseria. Così come avere 46 anni, essere donna e disoccupata, vuol dire non avere quasi più speranze”.

Ma il fuoco è semplicemente il mezzo, il modo in cui si concretizza una precisa violenza sociale: a Londra un centinaio di inquilini poveri di un palazzo costruito con stretti criteri di risparmio; a Roma tre bambine Rom bruciate vive dai soliti razzisti fascisti; nelle fabbriche le ricorrenti esplosioni, come quella recente a Pomezia, con una nube tossica che avvelena operai e abitanti. Quando ancora viva è la battaglia per la strage ferroviaria di Viareggio e quella operaia alla Thyssen Krupp di Torino.

Il problema è il sistema . Un sistema capitalista che in questi anni è diventato sempre più feroce, col supporto di tutto l'apparato di Stato e partiti parlamentari (cioè borghesi) che, sul filo di successive leggi così dette "riforme" quale l'infame Jobs Act, hanno smantellato diritti sociali, Statuto dei lavoratori e protezione ambientale. Il capitalismo si muove così sempre più liberamente, mostrando la sua profonda natura criminale. Oggi hanno portato la classe lavoratrice a "vivere" condizioni di super sfruttamento e ricatto permanente, condizioni di umiliazione e sopruso al fondo delle quali si prospettano licenziamenti e miseria.

Sindacati di regime e partiti "ex di sinistra" oggi più borghesi dei borghesi, hanno una responsabilità enorme e storica in questo processo di demolizione e asservimento sociale. Hanno disconosciuto la lotta di classe demotivando i lavoratori, mentre assecondano la lotta di classe condotta dai padroni (le ragioni aziendali, competitive, nazional-concorrenziali). Ai lavoratori hanno imposto la logica della delega, con cui abusano e svendono i diritti conquistati con dure lotte e a prezzi altissimi, in termini di carcerazioni e di sangue, da parte del proletariato.

Ai licenziamenti conseguono l'impossibilità di pagare affitti e mutui sino alla perdita della casa e del diritto di avere un tetto sopra la testa. Mentre i dirigenti dei sindacati di regime e dei partiti sedicenti di sinistra non corrono questi rischi, anzi, sino a che continueranno a fare il gioco dei padroni, continueranno a beneficiare della compartecipazione al sistema ( vedi i continui scandali su stipendi di lusso e varie corruzioni che li uniscono, complici nel furto capitalistico)

Insomma, il gesto estremo di Concetta, operaia addetta alle pulizie della Brefed Brew Up, è il grido di dolore dell'intera classe operaia per la mancanza di prospettive. Subire e tacere è la parola d'ordine dei burocrati sindacali di regime. Se Concetta, come tanti altri proletari, avesse avuto prospettive di lotta (prima ancora che lavorative) a seguito del suo licenziamento, molto probabilmente non sarebbe giunta all'autolesionismo, alla violenza su sè stessa. Perchè la violenza sociale c'è comunque, e prima di tutto è appunto quella dei padroni. Si tratta di cominciare a pensare ed organizzarsi per non subirla e per rispondere alla loro guerra !

Il gesto di Concetta ha a che vedere con la solitudine nella quali sono stati abbandonati i lavoratori. La vicenda di Concetta, come tante altre situazioni simili, dimostrano l'assoluta necessità di organizzarsi autonomamente per rilanciare, rafforzare ed estendere la lotta e la resistenza dei lavoratori, di tutti i proletari .

Fuoco per fuoco sarebbe meglio dare fuoco alle polveri della lotta! Fuoco ai padroni, al loro sistema !


DALLO “STATO SOCIALE” ALLA CARITA' PADRONALE.
VOGLIAMO DIRITTI, NON MANCE !!


Da parecchi anni i politici e i sindacalisti servi dei padroni ci raccontano che per uscire dalla crisi le masse popolari ed in particolare i lavoratori, devono fare sacrifici perchè le risorse scarseggiano ed il problema sarebbe il debito pubblico. Secondo questi servi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possiblità ed ora vanno tagliati i salari e i servizi pubblici, e privatizzati i beni comuni come ad esempio l'acqua. Dati in pasto a banche, assicurazioni, multinazionali.. cioè al grande capitale che ha causato la crisi (a partire da quella immobiliare-”subprime” nel 2008).
Paradossalmente è proprio l'aumento incessante della produttività la causa prima di crisi nel sistema capitalista, produttività piegata unicamente alla logica del profitto e delle devastanti (per noi proletari) guerre di concorrenza. Il risultato è noto: la gran parte della popolazione si è impoverita, e sbattuta fra le tempeste della mondializzazione, la ricchezza è sempre più concentrata nelle mani di pochi parassiti. Aumentare produttività e competitività, ridurre il debito “pubblico”: i padroni ed i loro governi conducono una vera lotta di classe contro gli operai (negando a noi diritto di combatterla) cercando di eliminare tutti i diritti conquistati (ricordiamo per tutti lo smantellamento dell'articolo 18) con le dure lotte nei decenni passati.

Le sconfitte e l'arretramento da parte operaia – in gran parte opera della subdola e sistematica collaborazione delle dirigenze sindacali – hanno aperto ancor piu' spazi a questa guerra condotta dall'alto. Cosi oggi è l'ora del progetto di “welfare integrativo aziendale” diventato già realtà con la firma del recente contratto dei metalmeccanici.

Il welfare aziendale rimpiazzerà parzialmente il monte ore degli operai con una remunerazione sotto forma di “beni o servizi” e aumenterà i profitti delle aziende grazie alla detassazione, tagliando ad esempio l'IRAP che serviva a finanziare proprio la sanità pubblica. Favorirà le imprese private del settore sanitario ed assicurativo convenzionate con l'azienda in un ghiotto scambio di favori fra capitalisti, sulla nostra pelle.

In caso di licenziamento l'operaio perderà il diritto alla salute pure per la propria famiglia. Inoltre, se il lavoratore non riuscirà a spendere, nelle forme previste da questo welfare aziendale, le somme ad esso destinate, esse verranno assorbite automaticamente nel FONDO COMETA nei fondi pensione.

Si tratta di un passo importante che va ad intaccare ancor piu' le prestazioni pubbliche gratuite che costituiscono l'essenza dello stato sociale. E se perdi il lavoro perderai anche quote importanti di servizi ed assistenza come, appunto quella sanitaria.
Assicurazioni, banche, scuole private, etc, tutti pronti a lucrare sui bisogni primari dei lavoratori. Le aziende che hanno deciso di “stipendiare in natura” i lavoratori con buoni pasto, benzina, acquisti nei super mercati e prestazioni sanitarie, usufruiranno anche di un sostanzioso sconto fiscale mentre l'operaio rischia di perdere ogni diritto, anche quello alla salute pubblica. Abbiamo già ceduto troppo (anche grazie alla complicità dei sindacati di regime con i padroni), mettendo a serio rischio la nostra esistenza ed il futuro dei nostri figli!
Se gli operai cederanno alle trappole e alle minacce che i padroni utilizzeranno per far loro accettare il welfare aziendale, lo stato sociale per il quale la classe operaia si è battuta, sarà seriamente compromesso e i capitalisti si impossesseranno totalmente della nostra vita! Ed è proprio la classe operaia che rappresenta lo scoglio principale da superare per poter distruggere definitivamente tutti i diritti che sono stati conquistati con la lotta ed il sangue nelle piazze e nelle fabbriche delle nostre città. Non possiamo più sopportare altro!
Dobbiamo organizzarci autonomamente e prepararci a combattere costruendo una rete di solidarietà attiva con altri lavoratori ed altri proletari in lotta, al di la del loro settore produttivo. La solidarietà tra proletari è la prima arma con la quale resistere e riorganizzare un nostro fronte di classe. Contro il loro sfruttamento, contro la loro repressione!



8 Maggio 2017 – Redazione Aurora Proletaria


Lenin : il 1° Maggio


Da Lenin Opere Complete vol.7 pag. 192 - 195 , aprile 1904
Redazione Aurora Proletaria


Compagni operai! Si avvicina il giorno del Primo Maggio, nel quale gli operai di tutti i paesi celebrano il loro risveglio alla vita cosciente, celebrano la loro unione nella lotta contro ogni sorta di violenza e di oppressione dell'uomo sull'uomo, nella lotta per la liberazione di milioni di lavoratori dalla fame, dalla miseria e dall'umiliazione. Due mondi sono l'uno contro l'altro in questa grande lotta: il mondo del capitale e il mondo del lavoro, il mondo dello sfruttamento e della schiavitù e il mondo della fratellanza e della libertà.
Da una parte, un pugno di ricchi parassiti. Essi si sono impadroniti della fabbriche e delle officine, degli strumenti di lavoro e delle macchine. Essi hanno convertito in loro proprietà privata milioni e milioni di desiatine di terra e montagne di denaro. Hanno costretto il governo e l'esercito ad essere i loro servi, ad essere i fedeli guardiani della ricchezza accumulata.
Dall'altra parte, milioni e milioni di diseredati. Essi debbono mendicare dai ricchi il permesso di lavorare per loro. Con il proprio lavoro creano tutte le ricchezze, ma devono battersi tutta la vita per un tozzo di pane, mendicare il lavoro come un'elemosina, estenuarsi e rovinarsi la salute in un lavoro superiore alle loro forze, soffrire la fame nei tuguri delle campagne, negli scantinati e nelle soffitte delle grandi città!
Ma questi diseredati e lavoratori hanno dichiarato guerra ai ricchi e agli sfruttatori. Gli operai di tutti i paesi lottano per l'emancipazione del lavoro dalla schiavitù salariata, dalla miseria e dal bisogno. Lottano per un'organizzazione della società nella quale le ricchezze create col lavoro comune tornino a beneficio di tutti i lavoratori, e non di un pugno di ricchi. Si battono per rendere le terre, le fabbriche, le officine, le macchine proprietà comune di tutti i lavoratori. Vogliono che non ci siano ricchi e poveri, che i frutti del lavoro vadano a chi lavora, che tutte le conquiste dell'intelligenza umana, tutti i miglioramenti nel lavoro rendano migliore la vita di chi lavora, e non servano per opprimere il lavoratore.
La grande lotta del lavoro contro il capitale è costata innumerevoli vittime agli operai di tutti i paesi. Essi hanno versato molto sangue, difendendo il proprio diritto ad una vita migliore e alla vera libertà. Non hanno numero le persecuzioni cui i governi hanno sottoposto i combattenti per la causa operaia. Ma l'unione degli operai di tutto il mondo si sviluppa e si consolida, nonostante tutte le persecuzioni. Gli operai si uniscono sempre più compatti nei partiti socialisti, il numero dei fautori dei partiti socialisti si eleva a milioni e milioni, e pian piano essi si avvicinano alla vittoria completa sulla classe degli sfruttatori capitalisti.
Anche il proletariato russo si è destato a nuova vita. Anch'esso ha aderito a questa grande lotta. Sono lontani i tempi in cui il nostro operaio piegava umilmente la schiena, non vedendo una via d'uscita dalla sua esistenza da schiavo, non vedendo un raggio di luce nella sua vita di galeotto. Il socialismo ha indicato questa via d'uscita, e miglia e migliaia di combattenti hanno trovato nella bandiera rossa la propria stella polare. Gli scioperi hanno dimostrato agli operai la forza dell'unità, hanno loro insegnato a resistere, hanno rivelato quale forza terribile sia per il capitale l'operaio organizzato. Gli operai hanno visto all'evidenza che col loro lavoro vivono e si arricchiscono capitalisti e governo. Gli operai si sono orientati verso la lotta comune, la libertà e il socialismo. Gli operai hanno capito che forza maligna e tenebrosa sia l'autocrazia zarista. Gli operai hanno bisogno di libertà di movimento per la lotta, mentre il governo dello zar li lega mani e piedi. Gli operai hanno bisogno di libere riunioni, di libere associazioni, di libri e giornali liberi, ma il governo dello zar soffoca col carcere, con lo staffile e con le baionette qualsiasi anelito di libertà. Il grido "Abbasso l'autocrazia!'' si è propagato per tutta la Russia. Sempre più spesso si è ripetuto questo grido nelle strade e in assemblee di migliaia e migliaia di operai. Nell'estate dello scorso anno in tutto il Mezzogiorno della Russia si sono levati decine di migliaia di operai, si sono levati alla lotta per una vita migliore, per la libertà dal giogo poliziesco.
La borghesia e il governo hanno rabbrividito alla vista del minaccioso esercito di operai che d'un sol colpo ha paralizzato le industrie di grandi città. Decine di combattenti per la causa operaia sono caduti sotto i colpi dell'esercito zarista, scagliato contro il nemico interno.
Ma questo nemico interno non può essere vinto da nessuna forza, perché solo con il suo lavoro possono appunto sostenersi le classi dominanti e il governo. Non c'è forza al mondo che sia capace di piegare milioni di operai che diventano sempre più coscienti, sempre più uniti ed organizzati. Ogni sconfitta degli operai suscita nuove schiere di combattenti, induce masse più numerose a destarsi a nuova vita e a prepararsi ad una nuova lotta.
E la Russia sta oggi vivendo avvenimenti in cui questo risveglio delle masse operaie dovrà inevitabilmente procedere con sempre maggiore rapidità e su scala sempre più vasta, in cui noi dobbiamo tendere tutte le forze per rendere compatte le file del proletariato, per preparare il proletariato a una lotta ancor più decisiva. La guerra suscita interesse per le questioni politiche negli strati più arretrati del proletariato. La guerra rivela sempre più chiaramente, sempre più perspicuamente quanto sia marcio il regime autocratico, quanto siano criminali la cricca poliziesca e la camarilla di corte che governano la Russia. Il nostro popolo si impoverisce e muore di fame a casa propria, e lo hanno coinvolto in una guerra rovinosa e assurda per nuove terre altrui, popolate da una popolazione straniera e lontane migliaia di chilometri. Il nostro popolo soffre la schiavitù politica, e lo hanno coinvolto in una guerra volta ad asservire nuovi popoli. Il nostro popolo chiede che siano riformati gli ordinamenti politici interni, e la sua attenzione viene distratta col rombo dei cannoni all'altro capo del mondo. Ma il governo dello zar è andato troppo oltre nel suo giuoco d'azzardo, nella sua criminale dilapidazione del patrimonio del popolo e delle giovani vite che periscono sulle coste dell'Oceano Pacifico. Ogni guerra richiede una tensione delle forze del popolo, ma la difficile guerra contro il civile e libero Giappone impone alla Russia una tensione gigantesca. E questa tensione giunge in un momento in cui l'edificio dei dispotismo poliziesco ha già cominciato a vacillare, sotto i colpi del proletariato che si risveglia. La guerra mette a nudo tutti i lati deboli del governo; la guerra strappa i falsi paludamenti; la guerra scopre la putredine interna; la guerra spinge l'assurdità dell'autocrazia zarista a tal punto da farla balzare agli occhi di tutti; la guerra mostra a tutti l'agonia della vecchia Russia, della Russia priva di ogni diritto, incolta ed abbrutita, della Russia che continua a vivere in condizioni di dipendenza servile da un governo poliziesco.
La vecchia Russia sta morendo. Al suo posto subentra una Russia libera. Le forze tenebrose che difendevano l'autocrazia zarista soccombono. Ma soltanto il proletariato cosciente, soltanto il proletariato organizzato è in condizione di dare il colpo di grazia a queste forze tenebrose. Soltanto il proletariato cosciente e organizzato è in condizione di conquistare al popolo la libertà vera, autentica. Soltanto il proletariato cosciente e organizzato è in condizione di resistere a qualsiasi tentativo di ingannare il popolo, di infirmare il suo diritto, di trasformare il popolo in uno strumento nelle mani della borghesia.
Compagni operai, cominciate dunque a prepararvi, con decuplicata energia, alla prossima lotta decisiva! Si stringano più compatti i ranghi dei proletari socialdemocratici! Si estenda sempre più la loro propaganda! Si levi più coraggiosa l'agitazione per le rivendicazioni operaie! Sia il Primo Maggio una festa che attiri verso di noi migliaia di nuovi combattenti e raddoppi le nostre forze, nella grande lotta per la libertà di tutto il popolo, per l'emancipazione di tutti i lavoratori dal giogo del capitale!
Viva la giornata lavorativa di otto ore!
Viva la socialdemocrazia rivoluzionaria internazionale!
Abbasso la criminale e brigantesca autocrazia zarista!




Antonio Gramsci, un grande dirigente del proletariato


In occasione dell'80° anniversario della morte di Antonio Gramsci riteniamo utile pubblicare questo ottimo articolo di Teoria e Prassi : piattaforma comunista
Redazione Aurora Proletaria


In occasione dell’80° anniversario della morte di Antonio Gramsci (27 aprile 1937), causata da lunghi anni di carcere e maltrattamenti fascisti, vogliamo ricordare con riconoscenza ed affetto questo grande dirigente rivoluzionario del proletariato.

Antonio Gramsci rimane la più grande figura del nostro paese. Formatosi alla scuola della classe operaia torinese e maturato con l’esperienza compiuta in Unione Sovietica e nella Terza Internazionale, egli ebbe la capacità di comprendere la forma vivente, la specificità della rivoluzione italiana, di applicare il marxismo-leninismo alla situazione concreta. Per questo la borghesia italiana, tramite il fascismo, lo imprigionò, lo condannò a più di venti anni di galera, e lo assassinò lentamente. La grandezza di Gramsci – uno dei fondatori del Partito Comunista d’Italia - non si esaurisce nei confini nazionali, perché sempre di più viene considerato uno dei grandi teorici rivoluzionari del moderno proletariato internazionale, un gigante del pensiero comunista.

Innumerevoli sono gli insegnamenti che Antonio Gramsci ci ha lasciato. Una vera e propria miniera d’oro, una elaborazione originale e creativa che riguarda innumerevoli aspetti ideologici, politici, storici, culturali.

Attualmente esiste un'esigenza di approfondimento della figura e dell’opera di Gramsci. Ma esiste anche la permanente necessità di difenderlo dagli attacchi e dalle falsificazioni e dalle deformazioni revisioniste che per decenni si sono susseguite, allo scopo di annullare il contenuto rivoluzionario della sua opera. Una delle più grossolane trivialità diffuse su Antonio Gramsci dagli intellettuali borghesi e dai politicanti revisionisti e riformisti è la presunta lontananza, o addirittura il contrasto, fra le sue posizioni e quelle sostenute da Lenin e Stalin, di conseguenza la vicinanza con le idee revisioniste, socialdemocratiche e addirittura trozkiste. Al riguardo, abbiamo offerto un importante contributo su Teoria e Prassi n. 26, che i nostri lettori possono richiedere.

Ai maneggioni “storici” si sono recentemente aggiunti altri falsificatori e interpreti di comodo, come gli opportunisti di destra che usano i “Quaderni del carcere” per avvalorare il fallimento della rivoluzione socialista (vedi articolo pubblicato su Scintilla di gennaio 2017), e quelli di “sinistra” che si aggrappano spregiudicatamente al concetto di “guerra di posizione” (che in Gramsci non è mai scisso da quello di “guerra di movimento”) per dare una qualche credibilità all’illusoria “strategia universale” della guerra popolare di lunga durata. Nulla di nuovo: le manipolazioni di Gramsci sono una costante dei cialtroni revisionisti e riformisti di tutti i tipi e di tutti i tempi.

Gramsci è stato un gigante del pensiero e dell’azione comunista che ha sempre combattuto le deviazioni antileniniste, ha sempre difeso la necessità della rivoluzione socialista e della dittatura del proletariato, il sistema della democrazia operaia incarnata nei consigli (soviet), contro la falsa democrazia borghese e le sue varianti socialdemocratiche.

Gramsci ha sempre insistito sulla necessità di una trasformazione rivoluzionaria dell’intera società attraverso l’abbattimento dello Stato borghese e si è sempre mantenuto fedele al marxismo-leninismo e al socialismo proletario, fino all’ultimo giorno della sua esistenza.

Come scrisse il Comintern:
“Strettamente legato alle masse, capace di istruirsi alla scuola delle masse, sapendo comprenderne tutti gli aspetti della vita sociale, rivoluzionario inflessibile, fedele fino al suo ultimo soffio all’Internazionale Comunista e al suo partito, Gramsci ci lascia il ricordo di uno dei migliori rappresentanti della generazione di bolscevichi che nelle file dell’Internazionale Comunista fu edificata nello spirito della dottrina di Marx, Engels, Lenin, Stalin, nello spirito del bolscevismo.”

Rivendicare come bolscevico Antonio Gramsci e strapparlo dalle grinfie della borghesia e dei suoi valletti opportunisti è un importante compito del proletariato rivoluzionario.

Aprile 2017
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia




Antonio Gramsci : «Capo»


L'Ordine Nuovo, 1° marzo 1924. Non firmato. Poi nell'Unità, 6 novembre 1924, col titolo Lenin capo rivoluzionario, e firmato Antonio Gramsci.
Redazione Aurora Proletaria


Ogni Stato è una dittatura. Ogni Stato non può non avere un governo, costituito da un ristretto numero di uomini, che a loro volta si organizzano attorno a uno dotato di maggiore capacità e di maggiore chiaroveggenza. Finché sarà necessario uno Stato, finché sarà storicamente necessario governare gli uomini, qualunque sia la classe dominante, si porrà il problema di avere dei capi, di avere un «capo». Che dei socialisti, i quali dicono ancora di essere marxisti e rivolu- zionari, dicano poi di volere la dittatura del proletariato, ma di non volere la dittatura dei «capi», di non volere che il comando si individui, si personalizzi, che si dica, cioè, di volere la dittatura, ma di non volerla nella sola forma in cui è storicamente possibile, rivela solo tutto un indirizzo politico, tutta preparazione teorica «rivoluzionaria».

Nella questione della dittatura proletaria il problema essenziale non è quello della personificazione fisica della funzione di comando. Il problema essenziale consiste nella natura dei rapporti che i capi o il capo hanno col partito della classe operaia, nei rapporti che esistono tra questo partito e la classe operaia: sono essi puramente gerarchici, di tipo militare, o sono di carattere storico e organico? Il capo, il partito sono elementi della classe operaia, sono una parte della classe operaia, ne rappresentano gli interessi e le aspirazioni piú profonde e vitali, o ne sono una escrescenza, o sono una semplice sovrapposizione violenta? Come questo partito si è formato, come si è sviluppato, per quale processo è avvenuta la selezione degli uomini che lo dirigono? Perché è diventato il partito della classe operaia? È ciò avvenuto per caso? Il problema diventa quello di tutto lo sviluppo storico della classe operaia, che lentamente si costituisce nella lotta contro la borghesia, registra qualche vittoria e subisce molte disfatte; e non solo della classe operaia di un singolo paese, ma di tutta la classe operaia mondiale, con le sue differenziazioni superficiali eppure tanto importanti in ogni momento separato, e con la sua sostanziale unità e omogeneità.

Il problema diventa quello della vitalità del marxismo, del suo essere o non essere la interpretazione piú sicura e profonda della natura e della storia, della possibilità che esso all'intuizione geniale dell'uomo politico dia anche un metodo infallibile, uno strumento di estrema precisione per esplorare il futuro, per prevedere gli avvenimenti di massa, per dirigerli e quindi padroneggiarli.

Il proletariato internazionale ha avuto ed ha tuttora un vivente esempio di un partito rivoluzionario che esercita la dittatura della classe; ha avuto e non ha piú, malauguratamente, l'esempio vivente piú caratteristico ed espressivo di chi sia un capo rivoluzionario, il compagno Lenin.

Il compagno Lenin è stato l'iniziatore di un nuovo processo di sviluppo della storia, ma lo è stato perché egli era anche l'esponente e l'ultimo piú individualizzato momento di tutto un processo di sviluppo della storia passata, non solo della Russia, ma del mondo intiero. Era egli divenuto per caso il capo del partito bolscevico? Per caso il partito bolscevico è diventato il partito dirigente del proletariato russo e quindi della nazione russa? La selezione è durata trent'anni, è stata faticosissima, ha spesso assunto le forme apparentemente piú strane e piú assurde. Essa è avvenuta, nel campo internazionale, al contatto delle piú avanzate civiltà capitalistiche dell'Europa centrale e occidentale, nella lotta dei partiti e delle frazioni che costituivano la II Internazionale prima della guerra. Essa è continuata nel seno della minoranza del socialismo internazionale, rimasta almeno parzialmente immune dal contagio socialpatriottico. Ha ripreso in Russia nella lotta per avere la maggioranza del proletariato, nella lotta per comprendere e interpretare i bisogni e le aspirazioni di una classe contadina innumerevole, dispersa su un immenso territorio. Continua tuttora, ogni giorno, perché ogni giorno bisogna comprendere, prevedere, provvedere. Questa selezione è stata una lotta di frazioni, di piccoli gruppi, è stata lotta individuale, ha voluto dire scissioni e unificazioni, arresti, esilio, prigione, attentati: è stata resistenza contro lo scoraggiamento e contro l'orgoglio, ha voluto dire soffrire la fame avendo a disposizione dei milioni d'oro, ha voluto dire conservare lo spirito di un semplice operaio sul trono degli zar, non disperare anche se tutto sembrava perduto, ma ricominciare, con pazienza, con tenacia, mantenendo tutto il sangue freddo e il sorriso sulle labbra quando gli altri perdevano la testa. Il Partito comunista russo, col suo capo Lenin, si era talmente legato a tutto lo sviluppo del suo proletariato russo, a tutto lo sviluppo, quindi, dell'intiera nazione russa, che non è possibile neppure immaginare l'uno senza l'altro, il proletariato classe dominante senza che il partito comunista sia il partito del governo e quindi senza che il Comitato centrale del partito sia l'ispiratore della politica del governo, senza che Lenin fosse il capo dello Stato. Lo stesso atteggiamento della grande maggioranza dei borghesi russi che dicevano: — una repubblica con a capo Lenin senza il partito comunista sarebbe anche il nostro ideale — aveva un grande significato storico. Era la prova che il proletariato esercitava non solo piú un dominio fisico, ma dominava anche spiritualmente. In fondo, confusamente, anche il borghese russo comprendeva che Lenin non sarebbe potuto diventare e non avrebbe potuto rimanere capo dello Stato senza il dominio del proletariato, senza che il partito comunista fosse il partito del governo; la sua coscienza di classe gli impediva ancora di riconoscere oltre alla sua sconfitta fisica, immediata, anche la sua sconfitta ideologica e storica; ma già il dubbio era in lui, e questo dubbio si esprimeva in quella frase.

Un'altra questione si presenta. È possibile, oggi, nel periodo della rivoluzione mondiale, che esistano «capi» fuori della classe operaia, che esistano capi non-marxisti, i quali non siano legati strettamente alla classe che incarna lo sviluppo progressivo di tutto il genere umano? Abbiamo in Italia il regime fascista, abbiamo a capo del fascismo Benito Mussolini, abbiamo una ideologia ufficiale in cui il «capo» è divinizzato, è dichiarato infallibile, è preconizzato organizzatore e ispiratore di un rinato sacro romano impero. Vediamo stampati nei giornali, ogni giorno, decine e centinaia di telegrammi di omaggio delle vaste tribù locali al «capo». Vediamo le fotografie: la maschera piú indurita di un viso che già abbiamo visto nei comizi socialisti. Conosciamo quel viso: conosciamo quel roteare degli occhi nelle orbite che nel passato dovevano, con la loro feroce meccanica, far venire i vermi alla borghesia e oggi al proletariato. Conosciamo quel pugno sempre chiuso alla minaccia. Conosciamo tutto questo meccanismo, tutto questo armamentario e comprendiamo che esso possa impressionare e muovere i precordi alla gioventù delle scuole borghesi; esso è veramente impressionante anche visto da vicino e fa stupire. Ma «capo»? Abbiamo visto la settimana rossa del giugno 1914. Piú di tre milioni di lavoratori erano in piazza, scesi all'appello di Benito Mussolini, che da un anno circa, dall'eccidio di Roccagorga, li aveva preparati alla grande giornata, con tutti i mezzi tribunizi e giornalistici a disposizione del «capo» del partito socialista di allora, di Benito Mussolini: dalla vignetta di Scalarini al grande processo alle Assise di Milano. Tre milioni di lavoratori erano scesi in piazza: mancò il «capo», che era Benito Mussolini. Mancò come «capo», non come individuo, perché raccontano che egli come individuo fosse coraggioso e a Milano sfidasse i cordoni e i moschetti dei carabinieri. Mancò come «capo», perché non era tale, perché, a sua stessa confessione, nel seno della direzione del partito socialista, non riusciva neanche ad avere ragione dei miserabili intrighi di Arturo Vella o di Angelica Balabanoff.

Egli era allora, come oggi, il tipo concentrato del piccolo borghese italiano, rabbioso, feroce impasto di tutti i detriti lasciati sul suolo nazionale dai vari secoli di dominazione degli stranieri e dei preti: non poteva essere il capo del proletariato; divenne il dittatore della borghesia, che ama le facce feroci quando ridiventa borbonica, che spera di vedere nella classe operaia lo stesso terrore che essa sentiva per quel roteare degli occhi e quel pugno chiuso teso alla minaccia. La dittatura del proletariato è espansiva, non repressiva. Un continuo movimento si verifica dal basso in alto, un continuo ricambio attraverso tutte le capillarità sociali, una continua circolazione di uomini. Il capo che oggi piangiamo ha trovato una società in decomposizione, un pulviscolo umano, senza ordine e disciplina, perché in cinque anni di guerra si era essiccata la produzione, sorgente di ogni vita sociale. Tutto è stato riordinato e ricostruito, dalla fabbrica al governo, coi mezzi, sotto la direzione e il controllo del proletariato, di una classe nuova, cioè al governo e alla storia. Benito Mussolini ha conquistato il governo e lo mantiene con la repressione piú violenta e arbitraria. Egli non ha dovuto organizzare una classe, ma solo il personale di una amministrazione. Ha smontato qualche congegno dello Stato, piú per vedere com'era fatto e impratichirsi del mestiere che per una necessità originaria. La sua dottrina è tutta nella maschera fisica, nel roteare degli occhi entro l'orbite, nel pugno chiuso sempre teso alla minaccia...

Roma non è nuova a questi scenari polverosi. Ha visto Romolo, ha visto Cesare Augusto e ha visto, al suo tramonto, Romolo Augustolo.




APPELLO A SOLIDARIETA' CON GLI INTERNAZIONALISTI PROCESSATI A MADRID


Aprile 20, 2017

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Redazione Aurora Proletaria


Gennaio 2016, lo Stato spagnolo arresta 9 compagn* che ritornavano dal Rojava dove avevano contribuito alla lotta in corso per la liberazione dalla barbarie fascista e reazionaria e dalla guerra alimentata dagli imperialismi. Avevano risposto all'appello della Brigata Internazionale di Liberazione (IFB) delle Unità di Protezione Popolare (YPG) e delle Unità di Protezione Femminili (YPJ). Essi, quindi, si sono coraggiosamente impegnati sul fronte della guerra sostenuta non solo dal popolo kurdo, ma da tutti i popoli della regione mediorientale, per gli stessi obiettivi di liberazione e di rivoluzione sociale.

Chiunque puo' oggi apprezzare l'importanza e il valore di questa lotta.

- Perchè, in Rojava, gran parte delle popolazioni sono riuscite a svincolarsi dall'oppressione sia dei regimi esistenti, sia delle forze fasciste religiose e sono riuscite, creando la loro propria forza ed autogoverno popolare, a imporre una prospettiva di liberazione e indipendenza contro le secolari invasioni e intromissioni degli imperialisti (padrini e manovratori di tutte quelle forze reazionarie).

- Perchè in un mondo sempre piu' sconvolto dalle aberrazioni prodotte dal capitalismo, comprese le malsane pulsioni fascistizzanti e autolesioniste di alcuni settori di massa, esperienze come quelle del Rojava ( e piu' ampiamente la resistenza di tutte le forze popolari progressiste nell'area mediorientale) sono un faro di luce, una tendenza controcorrente e rivoluzionaria.

La concreta risposta di molt* militanti, accorsi a sostenere materialmente l'IFB, YPG e YPJ, ha rafforzato la dimensione ed il valore internazionalista di questo fronte di lotta. Nel caso de* compagn* spagnol* in questione risalta ancor piu' il riferimento storico alle grandi Brigate Internazionali del 1936/'39.

Oggi quest* compagn* sono sotto processo, con pesanti imputazioni e rischiano lunghe condanne detentive. La mobilitazione in loro sostegno fa parte della lotta internazionale contro il fascismo e i suoi protettori imperialisti ( UE e USA per quanto ci riguarda).

Il processo é cominciato da poco. Alcun* solidali di Spagna sono disponibili a venire in Italia per partecipare a meeting ed iniziative di solidarietà, per raccontare e spiegare, per organizzare anche eventuali delegazioni di sostegno in tribunale.

Rivolgiamo quindi il loro appello agli organismi di lotta, alle organizzazioni proletarie e ai centri sociali occupati e o autorganizzati, per organizzare incontri di informazione e dibattito.

Per contatti
proltosri@libero.it tel. 3476558445.

Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale
aprile 2017


LA CLASSE OPERAIA NON SI CONFINA


Aprile 12, 2017

Pubblichiamo il testo del volantino distribuito dai compagni di PT-SRI (Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale) davanti ai cancelli del reparto confino (porta 33) di FIAT FCA Torino


LA CLASSE OPERAIA NON SI CONFINA
240 OPERAI, tra i quali molti dei più combattivi non conformi al modello Marchionne ed altri ritenuti non più idonei alla produzione perché sfruttati al massimo dall'azienda, sono stati confinati distanti dalle linee produttive a svolgere mansioni accessorie. Sono tutti operai che rientrano nei così detti “contratti di solidarietà “a causa dei quali, a determinate condizioni, i lavoratori rischierebbero di non maturare ne permessi e nemmeno ferie. L'obbiettivo di questo confino è quello di isolare i più combattivi e fiaccarne la resistenza e di colpire, umiliandoli, quelli ritenuti ormai usurati e scarsamente produttivi creando un precedente intimidatorio per tutti gli altri che ancora operanti sulle linee e nei normali reparti, intendessero ribellarsi allo sfruttamento o pretendere il rispetto dei propri diritti. Questi reparti (come quello di via Biscaretti e quello di Nola) nei quali venivano internati i dipendenti ritenuti ‘facinorosi’, ‘ingovernabili’, ‘ingestibili’, sindacalisti combattivi e/o comunisti, sono stati studiati e avviati dalla FIAT negli anni 50 e ad oggi rappresentano ancora una delle armi che il padrone utilizza contro tutti i lavoratori!
I reparti confino come quello di via Biscaretti fanno parte dell'impianto repressivo più generale che i ricchi parassiti che hanno in mano questo Paese usano per continuare ad arricchirsi e a mantenere i loro enormi privilegi sfruttando il proletariato. Infatti i ricchi parassiti sfruttatori utilizzano tutti i mezzi a loro disposizione (spie, guardie armate, tribunali, etc..) contro le aspirazioni di civiltà e benessere della classe operaia. Si tratta di una vera e propria guerra preventiva, una guerra sporca e non dichiarata combattuta dai padroni con il favore delle leggi che essi stessi hanno commissionato ai loro servi della politica per punire e criminalizzare noi lavoratori. Ad oggi il proletariato è legittimamente in lotta su molti fronti (occupazione di fabbriche, picchetti e scioperi selvaggi, occupazione di case, blocchi stradali, etc...) dovendo affrontare la reazione dell'apparato repressivo che, a colpi di manganello, intimidazioni, ricatti, denunce ed incarcerazioni, applica le leggi per mezzo delle quali i padroni continuano impunemente a derubarci e ad affamarci. Ma, in alcuni casi, le legittime lotte sfuggono al controllo della legalità dei padroni rafforzando così la resistenza alla repressione diventando più incisive ed in alcuni casi vittoriose anche se, ancora, soltanto parzialmente.

Se i reparti confino sono parte dell'apparato preventivo e repressivo del nemico di classe essi, grazie alla resistenza e alla solidarietà tra gli operai che vi lavorano, possono trasformarsi in un occasione di lotta esemplare per tutti gli altri lavoratori. La resistenza che gli operai confinati oppongono alla repressione rafforza quella dei lavoratori di altri reparti ed innesca quella reciproca solidarietà di classe necessaria a rendere sempre meno efficace la repressione ed il controllo padronale.
Dobbiamo andare oltre la semplice e formale denuncia delle condizioni dei lavoratori ed affrontare la questione dell'organizzazione della lotta, un organizzazione indipendente che si divincoli dalle regole e dalle leggi del padrone, che non presti orecchio ai richiami di legalità e compromesso dei dirigenti dei sindacati di regime e che si unisca alle lotte di altre categorie di lavoratori scambiandosi reciprocamente la solidarietà ed il sostegno in occasione delle reazioni dell'apparato repressivo.




Escalation Imperialista


Aprile 7, 2017

Alessandro Lattanzio, 7/4/2017


Il 6 aprile, presso Dair al-Zur, l’EAS eliminava 48 terroristi, 1 carro armato T-62 e 6 pickup Toyota armati e liberava Tal Hilal, Tal Dasham e Tal Milad. Presso Hama, a Qan Shayqun, i terroristi organizzavano un nuovo attacco chimico sotto falsa bandiera, seguendo un piano tracciato da inglesi, sauditi e turchi per isolare la Siria e concedere agli Stati Uniti la scusa per intervenire direttamente contro la Siria. I terroristi, sotto il comando inglese, disposero deliberatamente gas Sarin di produzione turca in un deposito di armi di cui erano sicuri sarebbe stato distrutto dai cacciabombardieri siriani. Una volta bombardato, i gas rilasciati uccisero oltre 80 civili. Presso Idlib i terroristi, coordinati da inglesi e turchi, bombardavano la città di al-Fuah. L’Esercito arabo siriano sventava gli attacchi di Tahrir al-Sham, Hizb Islami al-Turqistan, Ajnad al-Qavkaz, Ahrah al-Sham, Prima divisione costiera e Decima brigata dell’ELS, Jaysh al-Nasr e liwa al-Sham su Jabal al-Aqrad, Qinsiba, Qalat Shalaf e Jabal al-Turqmani, a nord di Lataqia. Gli attacchi provenivano da cinque direzioni da est, mentre i terroristi spararono oltre 1000 proiettili d’artiglieria sulle postazioni dell’Esercito arabo siriano per coprire l’attacco; ma l’Esercito arabo siriano respingeva l’assalto senza subire una sola perdita ed infliggendone di gravi ai terroristi.

Il 7 aprile, 59 missili da crociera Tomahawk venivano sparati da 2 cacciatorpediniere dell’US Navy schierati nel Mediterraneo orientale sull’aeroporto di al-Shayrat, a sud-est di Homs, uccidendo 9 civili. Il Governatore di Homs Talal Barazi dichiarava che gli attacchi missilistici degli Stati Uniti supportavano gruppi terroristici e SIIL, ribadendo che “Questo attacco non c’impedirà di continuare la lotta al terrorismo. Non siamo sorpresi dal vedere USA e Israele sostenere il terrorismo“. I gruppi terroristici della cosiddetta “coalizione nazionale siriana” affermavano, “Speriamo in ulteriori attacchi… e che questi siano solo l’inizio“. Il regno saudita definiva l’aggressione alla Siria una “decisione coraggiosa” di Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu celebrava l’attacco come “messaggio forte” inviato alla Siria. Tel Aviv, che sosteneva i gruppi terroristici contro la Siria, e Parigi dichiaravano di essere stati informati dagli Stati Uniti dell’attacco. Nel frattempo, la Turchia salutava il bombardamento degli Stati Uniti e il portavoce del presidente turco Tayyip Erdogan, Ibrahim Kalin, invocava la necessità d’imporre una no-fly zone e “zone sicure” in Siria. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva ordinato l’attacco missilistico sotto il pretesto dell’attacco chimico provocato dai terroristi, il 5 aprile. La base aerea di al-Shayrat era in prima linea nelle operazioni contro i terroristi e fu la base da cui partì la risposta agli attacchi aerei israeliani di marzo, che abbatteva 2 caccia israeliani ed irritava Tel Aviv, che minacciò di distruggere le difese aeree della Siria.
Il 7 aprile 2017, alle 03:42-03:56 ora di Mosca, al largo di Creta, i 2 cacciatorpediniere della marina statunitense USS Porter e USS Ross sparavano 59 missili da crociera Tomahawk contro la base aerea di Shayrat, nella provincia di Homs, in Siria. Nell’attacco statunitense venivano distrutti 6 aviogetti MiG-23, ma la pista rimaneva intatta, secondo il Ministero della Difesa russo. L’attacco dell’US Navy distruggeva un deposito, un edificio, una mensa, sei MiG-23 fuori uso in riparazione in un hangar e una stazione radar. La pista, le vie di rullaggio e gli aerei operativi schierati sul piazzale del parcheggio rimanevano illesi, secondo il Ministero della Difesa russo che descriveva, ironicamente, l’efficienza dell’attacco “piuttosto scarsa”. Inoltre, secondo le fonti del Ministero della Difesa russo, solo 23 dei 59 missili avevano raggiunto la base aerea siriana. In effetti, il pilota dell’Aeronautica romena Valentin Vasilescu già nel settembre 2013 descrisse come le difese aeree siriane avrebbero risposto a un attacco missilistico degli USA. Il Ministero della Difesa russo definiva l’azione degli Stati Uniti “una grave violazione” del protocollo d’intesa firmato da Mosca a Washington nel 2015 per impedire incidenti nello spazio aereo siriano. Ogni giustificazione dell’attacco è “infondata”, continuava il ministero, che concludeva, “Numerose misure volte a rafforzare e migliorare l’efficacia del sistema di difesa aerea siriana saranno attuate nell’immediato futuro per proteggere le parti vitali dell’infrastruttura siriana“. Inoltre, lo Stato islamico attaccava le postazioni dell’Esercito arabo siriano lungo la strada Homs-Furqlus-Palmyra, contemporaneamente all’attacco missilistico statunitense. “E’ una coincidenza che i terroristi dello SIIL attaccassero una delle linee di difesa sulla strada Homs-Palmyra, contemporaneamente all’attacco degli Stati Uniti sulla base Shayrat?” Intorno alle 2:00 i terroristi occupavano del territorio per più di un’ora prima dell’arrivo dei rinforzi delle truppe governative. Quindi, l’Esercito arabo siriano respingeva di nuovo i terroristi nelle profondità nel deserto.
Il Ministero degli Esteri russo annunciava la fine di tutti gli accordi riguardanti la sicurezza dello spazio aereo sulla Siria, e dichiarava la presenza militare degli Stati Uniti in Siria illegale e che gli attacchi da parte del governo degli Stati Uniti erano un atto di aggressione e violazione di tutte le convenzioni e leggi internazionali. La dichiarazione inoltre invitava il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a convocare una sessione d’emergenza per discutere dell’aggressione degli Stati Uniti alla Siria e annunciava la cessazione di tutti gli accordi sulla sicurezza area sulla Siria con gli Stati Uniti. La portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova dichiarava che Washington aveva deciso di colpire la Siria anche prima dell’attacco false flag di Qan Shayqun, presso Idlib, utilizzato quale pretesto per gli attacchi degli Stati Uniti; un atto di aggressione contro la sovranità dello Stato siriano, affermando che Damasco non ha mai usato armi chimiche, fatto sempre confermato dagli esperti.
L’aggressione degli Stati Uniti alla Siria innescava la risposta di Pechino. Il Ministero degli Esteri cinese dichiarava che il rispetto del popolo siriano nella scelta del proprio leader va mantenuto.

Fonte:
Sito Aurora
Fort Russ
PressTV
RussiaToday
Syrian Perspective




Un esempio dell'emancipazione della donna sovietica


Tratto dall'opuscolo editrice Rapporti Sociali "I primi paesi socialisti". Un esempio dell'emancipazione della donna sovietica.

(...) Il rapporto di unità e lotta tra queste due strutture di potere emerge chiaramente in relazione alla questione della "legalità socialista" che si pose lungo tutta la vita dei primi paesi socialisti. Dopo la Rivoluzione d'Ottobre non solo furono aboliti i vecchi tribunali, le loro procedure e tutte le leggi e i codici vigenti, ma vennero esplicitamente indicati il "senso di giustizia delle classi lavoratrici", la "coscienza rivoluzionaria", il "sentimento socialista della giustizia" e "l'interesse del governo operaio e contadino" come criteri cui dovevano ispirarsi tutti gli organi di potere al di sopra della lettera di ogni legge (Decreto del Consiglio dei Commissari del popolo sulla Giustizia del 27 novembre 1917, quello sui Tribunali del 30 novembre 1917, ecc.). Successivamente il nuovo Stato via via elaborò e approvò leggi, decreti, norme e regole. Tuttavia in definitiva il partito comunista e le sue organizzazioni di massa (OdM) restarono al di sopra di ogni formalità di legge e della lettera di ogni legge, norma e regola. Gli organi statali dovevano osservare la legge, ma subordinatamente alla direzione del partito e delle sue OdM, cioè nella misura in cui il partito e le sue OdM non davano indicazioni diverse. Ciò era un aspetto essenziale della "dittatura" della classe operaia e delle classi ad essa alleati e permetteva di tener conto della effettiva concreta diversità delle persone e delle circostanze per approfittare di esse per rafforzare in ogni campo della vita sociale la trasformazione verso il comunismo. Consideriamo in dettaglio un caso come esempio.

In linea generale un uomo che dà uno schiaffo o spara a una donna non è la stessa cosa di una donna che dà uno schiaffo o spara a un uomo. In linea generale il primo episodio è grave perché ribadisce e rafforza un aspetto negativo della vecchia società (la subordinazione delle donne agli uomini). Il secondo episodio può persino essere positivo, anzi molto positivo: l'inizio dell'emancipazione di quella donna dalla subordinazione agli uomini, un incitamento per tutte le donne a liberarsi dalla tutela maschile, un aspetto concreto e particolare di un processo sociale positivo che la società deve promuovere: l'emancipazione delle donne dagli uomini. Anche nei paesi socialisti la legge imparziale ed eguale per tutti puniva la violenza privata. Ma applicare questa legge alla stessa maniera, imparzialmente, a individui diversi (l'uomo e la donna) porta a risultati socialmente negativi, rafforza la subordinazione delle donne e il predominio dei maschi. Ma vi è di più. Proprio per il predominio che i maschi ereditano dalla vecchia società, il maschio gode di condizioni sociali più favorevoli rispetto alla donna per far valere le sue ragioni, per far riconoscere dalla società (dai giudici nell'esempio in esame) che lui ha ragione. Ha maggiore abitudine a trattare affari sociali e a parlare in pubblico, meno pudore a esporre fatti personali e intimi, gode di un pregiudizio sociale favorevole all'uomo ("quando arrivi a casa, batti tua moglie: tu non sai perché, ma lei lo sa"), ha più mezzi per trovare abili difensori e testimoni, maggiori conoscenze e relazioni personali, ecc. Quindi non solo è necessaria la discriminazione positiva a favore della donna, ma in alcuni casi anche la ribellione privata e individuale al maschio deve essere trattata come un fatto principalmente positivo e far sì che l'episodio diventi spunto per la mobilitazione in massa delle donne.(...)




Lenin e Stalin
Sulla Rivoluzione d'Ottobre


Nell'ambito delle celebrazioni del centesimo anniversario della rivoluzione d'ottobre crediamo sia opportuno pubblicare questo bell'opuscolo consultabile al seguente Link.






















Militarizzazione della polizia e armi non letali
Le squadre speciali come truppe di occupazione


riceviamo e pubblichiamo a firma del Collettivo politico metropolitano

Redazione Aurora Proletaria


Le metafore di “guerra alla droga” all’interno degli U.S.A. a partire dagli anni ’80, dove le aree considerate “ad alto tasso criminale” (i ghetti) sono state considerate da un certo punto in poi zone di guerra che trasformano i proletari e i sottoproletari che abitano in queste zone in nemici potenziali e i poliziotti in truppe di occupazione. Lo stesso discorso si potrebbe dire nelle zone del sud Italia che con la scusante della “guerra alla Mafia”, per non parlare delle banlieues francesi dove nell’autunno del 2005 si sono espresse da parte delle masse proletarie/sottoproletarie (in particolare giovanili) delle forme di lotta che per un breve periodo di tempo fece perdere allo Stato il controllo di alcune zone metropolitane.

Sarà un caso ma a Milano, nel 2007 grazie ai finanziamenti del Ministero della Salute e del Ministero dell’Ambiente, il Comune potrebbe avere a disposizione due esemplari di elicotterini (che costano 50.000 €) prodotti da un’azienda tedesca specializzata in tecnologia bellica. Il dispositivo volante è munito di un sistema GPS satellitare, che è direttamente collegato con un furgone della polizia di Piazza Beccarla (sede dell’Assessorato alla Mobilità e Ambiente) che smista le immagini per competenza a carabinieri, polizia, protezione civile e 118. Milano è la prima città in Europa che potrà contare per il controllo del territorio su un occhio elettronico volante, perché al mondo solo Los Angeles ha ufficialmente un dispositivo simile.

In questo quadro le squadre speciali come gli Swat negli U.S.A. sono usate come presidio quotidiano nei quartieri abitati da minoranze etniche che hanno assunto l’aspetto di veri e propri territori occupati, non dissimili da quelli in atto nei territori palestinesi occupati.

La costituzione di corpi polizia paramilitari con addestramento militare si è sviluppata in tutti i paesi imperialisti. In Gran Bretagna l’equivalente delle SWATS sono le PSU (Police Support Unit), utilizzate per molti anni in Irlanda del Nord, in Germania i Gsg 9 (Grenzchtzgruppe 9), in Francia i Gign (Groupe de Sécurité et d’Intevention de la Gendarmerie Nazionale), in Italia per l’occasione del vertice del G8 di Genova fecero la loro comparsa, i Ccir dei Carabinieri (Compagnia di Contenimento e Intervento Risolutive).

I Ccir furono organizzati utilizzando i carabinieri che prestavano servizio c/o la Seconda Brigata mobile dell’Arma, normalmente impiegata per interventi in zone di guerra all’estero. Sono nati sulla scorta delle dottrine dell’ordine pubblico maturate dopo gli scontri di Seattle del 1999 e fondate sulla convinzione di chiara derivazione militare: la possibilità dell’attacco offensivo e risolutivo in operazioni di piazza. E non è un caso che sia stata la compagnia Ccir 12° battaglione CC Sicilia, durante gli scontri di Genova del 2001, l’artefice della carica laterale al corteo delle tute bianche che ha portato agli scontri di Piazza Alimonda e all’uccisione di Carlo Giuliani. L’altro aspetto inquietante sta nell’invisibilità dei Ccir si tratta una struttura semiclandestina, non avevano (ufficialmente sciolti dopo Genova) un proprio comando operativo, il loro arruolamento era condotto nei vari battaglioni tra il personale dell’arma più convinto e motivato (giovani con poca esperienza ma molti motivati e determinati e ufficiali con approccio offensivo e malcelate simpatie politiche vicine alla destra fascista ovviamente). Il modello ispiratore va fatto risalire per metà agli SWATS, e per l’altra metà dalla M.S.U. (Unità Multinazionale Specializzata) corpo d’élite nato nel 1998 su richiesta della N.A.T.O. (e operante nell’ambito dell’alleanza atlantica) e sotto il comando di un ufficiale dei Carabinieri, per le missioni internazionali con il compito di fondere il controllo bellico del territorio e la gestione di polizia tradizionale.

La cooperazione internazionale tra questi corpi specializzati si è sviluppata in questi ultimi anni. Centinaia di carabinieri si addestrano nel modernissimo centro della gendarmeria francese a Saint-Astier nella regione della Dordogna, nei pressi di Bordeaux, una struttura unica in Europa. Nel Corriere della Sera del 7 giugno 2001 si dice: “Centinaia o migliaia, parte dei carabinieri che si stanno addestrando potrebbero trovarsi a Saint-Astier, nella Regione della Dordogna, dove sorge il modernissimo centro di addestramento della gendarmeria francese. Un luogo unico nel suo genere in Europa dove tutte le forze di polizia a ordinamento militare fanno a gara per andare a seguire i durissimi corsi. Per alcune missioni all’estero anche i carabinieri sono transitati da questi 148 ettari di terreno collinoso dov’è ricostruita, come in un set cinematografico, una vera e propria città. Fra negozi, piazze e stradine – in un contesto simile a quello di un qualsiasi centro occidentale – vengono sperimentate tecniche di guerriglia urbana, viene affinato, l’uso dei lacrimogeni, ci si prepara a reagire all’uso di bombe a mano. Secondo una tecnica organizzativa consolidata, gli agenti da addestrare simulano di essere manifestanti, con tanto di fazzoletti al collo e caschi in testa. Tutti, gli agenti, di diverse nazioni, per settimane gli uni contro gli altri, ad apprendere l’arte della guerriglia”.

A Saint Aster si addestra la Gendarmeria Europea, nata da un accordo tra i ministri della difesa di Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna, il 17.09.2004. compito della Gendarmeria Europea è di intervenire nelle cosiddette “missioni di pace, coordinamento e cooperazione e compiti di polizia militare” nelle situazioni di crisi e di guerra come i Balcani o il medio oriente. Il contributo Italiano Eurogendfor, è costituito dalla partecipazione delle forze di polizia militare (alias Carabinieri) e dal aver messo a disposizione il quartier generale a Vicenza nell’ex scuola di addestramento dei Carabinieri Chinotto che affianca il COESPU (Centro di Eccellenza per le Stability Units), un nuovo corpo finalizzato all’addestramento di istruttori di polizia con status militari tipo Carabinieri provenienti da paesi extraeuropei come il Camerun, il Marocco e il Senegal.

Non ci si deve meravigliare sul ruolo preponderante dei carabinieri, sulla formazione di questi corpi specializzati, poiché essi sono l’apparato ideale per la guerra civile e per il colpo di stato in Italia (prendiamo come esempio Piano Solo di De Lorenzo nel 1964) per tre ragioni:

1° Sono una struttura da esercito professionale. E col D.L. 05/10/2000 n. 297 l’arma dei carabinieri è elevata a rango di forza armata.

2° Anno compiti di ordine pubblico e di polizia militare.

3° La loro collocazione all’interno dell’esercito con funzioni specifiche integrate nella NATO.

In Italia rimangono in piedi, le strutture create negli anni ’70 e ’80 nel periodo della lotta armata da parte delle B.R. e delle altre O.C.C. in funzioni antiguerriglia. Queste sono strutture integrate, dove il magistrato antiguerriglia ha più rapporti con i poliziotti e i carabinieri dei reparti antiguerriglia che con gli altri magistrati, lo stesso discorso vale per gli agenti di P.S. e i C.C. di questi reparti. E in questo periodo che la guerra psicologica fu centralizzata negli uffici stampa. Perciò non c’è da meravigliarsi (che non significa accettazione passiva e mancanza di lotta) l’operare di magistrati come Giovagnoli (continuazione della magistratura emergenzialista) e di ufficiali di carabinieri come Ganzer. Queste strutture non solo si mantengono, ma dopo l’11 settembre con la scusa della “lotta al terrorismo” si sono rafforzate.

L’idea forza che ispira questi corpi è che il cittadino diventa il nemico nel momento in cui manifesta contro i poteri dominanti.


Guerra nelle banlieues delle metropoli imperialiste



Il Pentagono facendo tesoro dell’esperienza molto amara appresa dalla guerriglia urbana dove le truppe americane si sono dimostrate regolarmente inferiori a nemici male armati ed equipaggiati, ma tremendamente determinati e abili ad approfittare della loro conoscenza del territorio, ha promesso ai soldati americani in difficoltà nella guerriglia urbana a Baghdad entro il 2015 nuove attrezzature militari e armamenti. Questo non solo per quello che è successo a Baghdad, ma anche dall’esperienza di Mogadiscio del 1993 dove i Ranger subirono perdite del 60% per mano dei guerriglieri somali.

Il peggio per il Pentagono (come per le forze armate degli altri paesi imperialisti) è che nel futuro dovrà affrontare sempre di più questo tipo di situazioni di conflitto. Almeno un miliardo di esseri secondo dati ONU vive attualmente nelle grandi megalopoli del Sud del Mondo. Oramai quest’urbanizzazione ha raggiunto proporzioni mostruose: Lagos potrebbe avere nel 2015 venti milioni di abitanti, Karachi ne ha oggi 25 milioni, il Cairo 16 milioni.

Ma a dimostrazione della dimensione internazionale dello scontro di classe e della controrivoluzione, anche le città delle metropoli imperialiste, come dicevo prima, sono diventare terreno di scontro e di sviluppo della militarizzazione.

Prendiamo come esempio gli U.S.A. Negli ultimi 25 anni, i vari uffici di polizia hanno organizzato unità paramilitari (PPUs) variamente denominate: SWAT, SRT, equipaggiate per operare in tenuta di combattimento con armi automatiche ad alto potenziale come fucili d’assalto e granate assordanti, accecanti, gas paralizzante e automezzi corazzati. Il numero di queste unità e il numero delle situazioni nelle quali vengono dispiegate sono aumentate rapidamente. Con i prevedibili risultati: civili coinvolti, poliziotti uccisi da fuoco amico ed un crescente antagonismo tra forze di polizia militarizzate e popolazione.

All’interno di questi corpi d’élite molto militarizzati hanno accresciuto la cultura della violenza e dell’antagonismo razziale. Uno studio fatto dai professori Peter Kraska e Vicotor Kappeler della Scuola di studi di polizia dell’Università dell’Eastern Kentacky rileva il livello di inaccettabilità che queste squadre di polizia paramilitare hanno raggiunto nelle comunità afro americane e ispaniche. C’è stato un incremento di queste squadre. Nel 1982 il 59% dei dipartimenti di polizia aveva tra i suoi effettivi un’unità paramilitare. Quindici anni dopo quasi il 90% dei 48 dipartimenti ha in attività unità paramilitare. Queste unità sono chiamate per compiti di normale amministrazione per le forze di polizia, come pattugliare le strade o eseguire mandati di perquisizione.

Le comunità nere delle città sono le prime a subire l’impatto con queste unità dove il razzismo cresce.

Nel 1983 e nel 1989 ci furono due cambiamenti del Posse Comitatus Act, che era stato emesso per porre fine allo stato di legge marziale che regnava negli stati del Sud dopo la guerra civile, che hanno portato l’istituzione militare e poliziesca a lavorare a fianco a fianco. Dopo questi emendamenti al Posse Comitatus Act, i militari hanno potuto fornire servizi d’intelligence, materiali e mezzi e addestramento così come partecipare a operazioni antidroga in pratica pressoché tutte le attività di ricerca, attività e arresto.

La somiglianza tra le attività di polizia e quelle dei militari ha creato un forte allarme riguardo alle libertà civili. Nel maggio 1997 una squadra dei marines che stava portando avanti una missione di “addestramento antidroga” sul confine messicano, ha ucciso un pastore di pecore che stava portando la sua lana dal Messico al Texas. I quattro soldati che agivano ha volto coperto, affermarono che il pastore – armato di un fucile a colpo singolo che usava per difendersi dai coyote – aveva fatto fuoco su di loro.

L’esercito va assumendo funzioni di polizia civile, così la polizia agisce e appare sempre più come un reparto di soldati.

La strada verso armamenti high tech è stata spianata dalla fine della cosiddetta guerra fredda, quando a fronte delle riduzioni della spesa militare, si è creato un surplus a prezzi stracciati nel mercato di tali armamenti. I fabbricanti di armi iniziarono una politica aggressiva di marketing verso i dipartimenti di polizia al fine di poter piazzare armi automatiche e altro, infatti, le aziende tengono seminari e spediscono dépliant colorati con tutte le figurine e i manichini abbigliati ninja-style. Questa confluenza di esperienza, con artiglieria militare, immersione nella cultura militare e l’immaginario creato dai media stanno velocemente creando un nuovo tipo di agente, che si comporta sempre di più come un soldato in guerra che come un poliziotto in pattuglia.


Le “armi non letali” come strumenti di controllo politico e per la guerra all’interno



Le tecnologie della repressione sono il prodotto dell’applicazione della scienza e della tecnologia al problema della neutralizzazione dei nemici interni dello Stato. Sono dirette principalmente contro la popolazione civile, solo raramente uccidono poiché sono indirizzate principalmente al cuore, alla mente e al corpo e sono usate sia nelle guerre esterne, che nei conflitti civili interni, le rivolte ecc.

Questo nuovo tipo di armamenti ha rivoluzionato lo scopo, l’efficienza e la crescita del potere repressivo della polizia che certamente è molto diverso da nazione a nazione. Vedere le riflessioni del maggiore dei carabinieri Rosario Castello nella pagina web: http://www.carabinieri.it/Inernet/Editoria/Rassegna-Arma/2003/4/Informazioni-e-segnalazioni/01_Rosario_Castello.htm dove fa delle riflessioni sull’utilizzo delle “armi non letali”. Castello comincia la riflessione con un classico della strategia militare Sun Tzu: “Quando duemila anni fa circa, Sun Tsu affermò che per annientare il nemico non era necessario distruggerlo fisicamente, ma annientarne la volontà di vincere”, ci fa capire che queste armi sono politicamente convenienti perché evitano inutili spargimenti di sangue con tutti gli inconvenienti a livello mediatico e politico (possiamo prendere come esempio quello che è successo in Birmania, cosa sono le conseguenze a livello politico di una repressione fatta alla luce del sole e davanti ai media internazionali). Sono armi per una guerra a bassa intensità che però hanno lo svantaggio di una loro possibile proliferazione e utilizzo da parte di gruppi criminali/terroristi.

Questo fatto ha preoccupato settori di opinione pubblica, poiché la commissione STOA del Parlamento Europeo (Scientific Tecnological Options Assessment - Commissione per la Valutazione delle Opzioni Scientifiche e Tecnologiche) ha ordinato uno studio per conto della Commissione libertà civili e affari interni dell’Unione Europea.

Questo rapporto del 1998 dal titolo emblematico “Una valutazione delle tecnologie di controllo politico” ha confermato i primi interessi da parte degli scienziati in Europa (ma non negli U.S.A.).

Il rapporto STOA ha disegnato un agghiacciante quadro delle innovazioni repressive, con le seguenti opzioni:

1° Sistemi semi intelligenti della zona di rifiuto. Questi sistemi di guardia automatizzati adottano reti neurali capaci di utilizzare modelli di riconoscimento e “imparare” così che possano pattugliare zone sensibili e utilizzare secondo l’opportunità armi letali o sub letali.

2° Sistema di sorveglianza globale. Il software di riconoscimento vocale può intercettare e rintracciare individui e gruppi, mentre supercomputer classificano automaticamente la maggior parte delle chiamate telefoniche, fax, e-mail. Sistemi di “Data veglianza” tracciano immigrati o altri obiettivi, attraverso l’uso delle tecniche biometriche per identificare le persone tramite il riconoscimento del DNA, la retina o le impronte digitali. Un esempio di applicazione di questo sistema di sorveglianza globale è il Progetto europeo Erodac. Questo progetto diventato operativo il 15 gennaio 2003 prevede che uno Stato membro dell’U.E. potrà raffrontare le impronte digitali dei richiedenti Asilo o dei cittadini terzi presenti “illegalmente” nel proprio territorio per verificare se hanno presentato domanda di asilo in un altro Stato membro.

3° Profilo dati. Le polizie di stato sono state in grado di usare la sorveglianza dei dati per compilare “mappe di amicizia” o legami, attraverso l’analisi di chi Telefona o spedisce posta elettronica e di chi la riceve. In Guatemala si è usato il sistema Tadiran localizzato nel palazzo nazionale per creare liste di gente da assassinare.

4° Sub-letale o armi inabilitanti. Pepper spray (spray al pepe), CS gas e schiuma chimica, può essere usati sia nelle prigioni, che nel controllo di massa, così come nelle operazioni di conflitti sotterranei diversi dalle guerre (o come si ama chiamarli attualmente Conflitti a bassa intensità). Il Pepper gas, un impianto tossico, è stato bandito nel 1972 dalla Convenzione delle Armi Biologiche per l’uso in guerra, è invece consentito nell’uso per la sicurezza personale. “La schiuma adesiva” un adesivo chimico, può essere usato su varie superfici, o l’uno con l’altro. La schiuma può essere usata per formare barriere che bloccano tutte le vie di fuga e facilitano gli arresti di massa.

5° Munizioni dalla punta morbida. Con il pretesto di proteggere civili innocenti, i proiettili soft point sono venduti come più sicuri delle regolari munizioni con rivestimento in acciaio, che potrebbero passare attraverso i muri, e colpire civili aldilà del campo di vista. Queste munizioni sono tra le più usate da SWAT e dalle altre forze speciali delle polizie.

6° Veicoli d’ordinanza mimetizzati. Progettati per dissimulare, soprattutto per la televisione, questi veicoli delle forze di sicurezza mimetizzati spesso come ambulanze, possono dispiegare una formidabile quantità di armamenti e sono stati usati per dare una prova di forza in paesi come la Turchia, o per spruzzare sostanze chimiche o tinture sui manifestanti, come hanno fatto le forze di sicurezza in Indonesia.


Le armi per un controllo di massa



Queste tecnologie di repressione stanno diventando più sofisticate, e più potenti, e più diffuse in stati come la Cina e il Guatemala.

Molti di queste armi sono considerati dai produttori come “inoffensive”. Esse sono usate sia contro le rivolte che per il controllo di massa (eufemismo per parlare di proteste e di opposizione politica).

Quando si parla di “non letalità” di queste armi, pensiamo ai proiettili di plastica che sono stati frequentemente casi di cecità, oltre che di serie ferite mortali sia dei manifestanti che dei passanti. Tutti i proiettili di plastica comunemente disponibili e usati in Europa vanno molto al di fuori dei parametri di danno da armamenti ad energia cinetica stabiliti nel 1975 dagli scienziati militari U.S.A.

Negli U.S.A. il pepper gas è diventato un attrezzo di routine per la polizia dal 1987 anno di adozione da parte dell’FBI. Un rapporto dell’Associazione Internazionale dei capi della polizia, ha documentato 113 “morti accidentali” collegate al pepper gas in U.S.A. principalmente causate da asfissia posizionale. C’è stato un grande abuso di questo mezzo: in California, membri della polizia, tenendo fermo le teste dei manifestanti, hanno aperto loro le palpebre e depositato il liquido urticante direttamente sui loro bulbi oculari. Amnesty International ha definito questo impiego contro attivisti ecologisti pacifici, “equivalente alla tortura”.


Guerra “non letale”




Gli eserciti sono impazienti di imbracciare la dottrina della “guerra non letale”. Il concetto nacque negli U.S.A. nel 1990, i suoi difensori erano prevalentemente scrittori futuristi come Alvin e Heidi Toffler, i quali trovarono uno spunto nei laboratori di armi nucleari di Los Alamos, Oak Ridge e Laurence Livermore. Questa dottrina trovò un campione nel Coll. Jhon Alexander, che era diventato famoso per il programma Phoenix nella guerra del Vietnam (più tardi diventato un proponente della guerra psichica). Il Pentagono e il Dipartimento di Giustizia chiamati a raccolta intorno alla dottrina della “guerra non letale” speravano di trovare un “proiettile magico” che potesse neutralizzare “il fattore CNN” e che in qualche modo permettesse al sistema di potere vigente senza pubblico spargimento di sangue.

Questa esigenza era sentita sia da parte della polizia dopo il pestaggio di Rodney King a Los Angeles, dall’A.T.F. e dall’FBI dopo Waco e Rubi Ridge e dall’esercito che bruciava l’umiliazione subita in Somalia. Tutti cercavano una “soluzione tecnica”.

Si costituì un gruppo di lavoro integrato composto da: i Marines, l’Air Force, il Comando per le Operazioni Speciali, l’Esercito, la Marina, la Giunta dei Capi Unificati di Stato Maggiore, e i dipartimenti del Trasporto, della Giustizia e dell’Energia. Uno dei ruoli di questo gruppo di lavoro è stabilire collegamenti con governi amici. Questo gruppo ha sponsorizzato delle conferenze a Londra sul “Futuro delle armi non –letali” Nel corso della conferenza del 1997, Hildi S. Libby, direttrice del programma militare per i sistemi non letali, propugnava lo sviluppo di una vasta gamma di avanzate tecnologie destinate a "essere inserire nei programmi di armamenti esistenti". Il suo intervento era centrato senza che nessuno se ne sorprendesse sulle munizioni che permettono di isolare una determinata zona. In effetti, gli Stati Uniti rifiutano di firmare il trattato sulle mine anti-uomo prima del 2006, per avere il tempo di sviluppare "adeguate" soluzioni alternative.

Tra i progetti presentati da Libby, si possono elencare: una mina anti-uomo “non letale", basata sulla classica mina M1*A1; una carica “non letale" di 66 mm per contenere o reprimere la folla un sistema di tiro costituito da munizioni di tipo diverso (pallottole di gomma, gas, mine invalidanti, ecc.); una mina immobilizzante anti-uomo, che chiude la vittima in una rete. Tra i “miglioramenti" già sperimentati di questa mina: l'aggiunta di materiale adesivo o irritante, di elettroshock o di un effetto “lama di rasoio" che costringe le persone colpite a rimanere completamente immobili per evitare ulteriori ferite laceranti.

Le conferenze del 1997 e 1998 hanno permesso di scoprire alcune armi su cui si era fino allora mantenuto il segreto: la pistola Vortex, che emette onde d'urto verso il corpo umano, e alcune armi acustiche dagli effetti regolabili che, secondo l'esperto americano William Arkin, possono, a scelta, provocare un “lieve fastidio" oppure “emettere onde di 170 decibel capaci di ledere organi, creare cavità nel tessuto umano e causare traumi potenzialmente letali".
La conferenza del 1998 è stata l'occasione per presentare il "concetto di difesa a strati", concepito come una cipolla i cui strati più esterni sono i meno letali ma che, man mano ci si avvicina al centro, diventa sempre più distruttiva. Era poi proiettato un video dimostrativo in cui si vedevano alcuni soldati fare uso di armi a microonde, e al loro fianco personale medico che si prendevano cura delle vittime in coma.

Oltre alle possibili violazioni del giuramento di Ippocrate, Steven Aftergood, direttore della Federazione degli scienziati americani, sottolinea il carattere estremamente intrusivo di queste armi: “Non prendono di mira solo il corpo delle persone. Sono programmate per disorientarle o destabilizzarle a livello mentale". Ordigni di questo tipo possono interferire con i regolatori biologici di temperatura del corpo umano; le armi a frequenza radio, per esempio, agiscono sulle connessioni nervose del corpo e del cervello; i sistemi laser provocano, a distanza, scosse elettriche "tetanizzanti" o "paralizzanti".

Diverse organizzazioni non governative si sono schierate contro le “armi non letali”, sottolineando la contraddizione in termini insita in una tale definizione. Si teme che, nel bel mezzo di un'operazione di polizia, lo stress possa spingere alcuni a non limitarsi a fare uso di opzioni invalidanti, ma a usare le opzioni più violente, a portata di interruttore con il rischio che semplici operazioni di vigilanza si trasformino in esecuzioni sommarie. Tali armi potrebbero poi essere utilizzate in contesti molto diversi da quelli previsti dai loro fabbricanti. L'enorme numero di esecuzioni quotidiane che ha caratterizzato il conflitto in Ruanda è stato in buona parte determinato dalla tecnica paralizzante utilizzata: si tagliava il tallone d'Achille delle vittime, per poi tornare e dar loro il colpo di grazia. La caligine adesiva che incolla al suolo le vittime, i prodotti chimici che stordiscono le masse e i sistemi paralizzanti che impediscono alle persone di muoversi potrebbe quindi paradossalmente rendere le zone di conflitto ancor più letali, considerato l'effetto anestetizzante che esercita sulle vittime. In Irlanda, sorta di laboratorio per la prima generazione di armi non letali, si è verificato un effetto boomerang: l'uso di queste armi ha rinfocolato ed esacerbato il conflitto.


Privatizzazione della polizia



In un articolo di Rita Pennar pubblicato nella Voce della Campania c’è la seguente notizia: in un protocollo d’intesa redatto al Ministero dell’interno nei primi giorni del novembre 2007 e riguardante delle modifiche al Tulps (Testo unico leggi pubblica sicurezza) e in particolare al Titolo IV, tratta della “riforma” degli istituti di vigilanza privati. Girato in forma riservata dalla Federpol (Federazione Italiana degli Istituti Privati per le Investigazioni, le Informazioni) agli associati, il protocollo è accompagnato da copia della missiva di G. Pellegrino (presidente nazionale della Federpol) al prefetto Giulio Gazzella Direttore dell'Ufficio per l'amministrazione generale del Dipartimento della pubblica sicurezza, che chiede un incontro per mettere a punto alcuni aspetti del protocollo d’intesa.

In questo protocollo è previsto che all’area di sicurezza privata oltre i confini tradizionali degli articoli 133 e 134 del Tulps, vale a dire entro i confini che fino ad ora hanno limitato i poteri agli addetti della vigilanza privata, sia riservato compiti di ordine pubblico che fino adesso era esclusivamente riservato a Polizia e Carabinieri.

Già col decreto dell’8 agosto 2007 arriva un nuovo eldorado per chi si occupa di “vigilanza”, soprattutto nella parte in cui prevede i servizi Stewart negli stadi siano “assicurati dalle società organizzatrici direttamente ovvero avvalendosi di istituti di scurezza privata autorizzati” nel caso limite possono rientrare non solo gli istituti di vigilanza composte da guardie particolari (generalmente armate), ma anche le attività di reclutamento, addestramento e organizzazione di corpi di contractors come quelli utilizzati in Iraq.

Con le modifiche al Tulps si arriva all’unificazione tra gli istituti che si occupano d’investigazioni e gli istituti di vigilanza privata e le guardie giurate (finora tutto ciò contenuto nei limiti per quanto riguarda compiti e funzioni), tutto ciò nel segno degno di un colossale business.


Serial Killer “affossa” un disegno di legge



C’era stato un precedente di “riforma” che intendeva allargare le competenze degli istituti vigilanza. Tentativo che finì tragicamente.

Nella notte del 21 e 22 febbraio 2005 lungo la statale che collega Verona e Brescia, ci fu una sparatoria nel corso della quale furono esplosi oltre 30 colpi e che ha fatto 4 vittime: 2 agenti di polizia, una prostituta ucraina e Andrea Arrigoni, l’uomo che avrebbe ucciso i due poliziotti e la prostituta.

Ma chi era Arrigoni? Ma che centra lui con la riforma della vigilanza privata che in quel periodo stava preparando AN?.

Andrea Arrigoni aveva fatto il paracadutista in Somalia, la guardia del corpo di Umberto Bossi tra il 1994 e il 1996, è in seguito diventato poi una guardia privata, aveva messo su l’agenzia Mercuri Investigazioni a Bergamo ed era uno dei dirigenti della CON.IPI, l’associazione nazionale degli investigatori privati (della quale presidente onorario e Maurizio Gasparri e membro e anche un ex generale dei carabinieri G. Servolini, e presidente è Filippo Ascierto ex maresciallo dei carabinieri). Arrigoni negli ultimi mesi prima di morire era diventato un assiduo frequentatore di Montecitorio e di convegni organizzati alla Camera.

Proprio in quel periodo si stava preparando da parte di A.N., in particolare da parte di Mantovano all’epoca sottosegretario all’Interno (nonché sostenitore dell’Opus Dei) stava preparando una legge di riforma sulla vigilanza privata che era un autentico colpo di stato. La manovra consisteva nell’equiparare lavoro e competenze dei vigilantes (di cui A.N. controlla la principale rete agenzie) a quelli della Polizia di Stato. Nel progetto c’era la volontà di attribuire loro le competenze dei cosiddetti servizi integrati (il controllo della criminalità comune), con possibilità di identificare le persone.

Quando saltò fuori “ufficialmente” il legame tra Arrigoni e i vertici di A.N., Forza Italia stoppò il progetto. L’allora ministro degli Interni Pisanu tolse immediatamente la delega alla vigilanza privata a Mantovano.


Dssa e servizi vari



Il 1° luglio 2005, partendo dalle indagini sugli ambienti mercenari e delle guardie del corpo, per trovare la pista che aveva portato Fabrizio Quatrocchi sequestrato e ucciso a Baghdad il 14 aprile 2004, scoppiò lo scandalo Dssa (Dipartimento Studi Strategici). La Dssa si presenta come una polizia parallela operante “ufficialmente” su più fronti: monitoraggio degli ambienti extracomunitari (pedinamenti, sorveglianza, identificazione fotografica) per individuare estremisti islamici, caccia ai militanti o ex militanti della sinistra rivoluzionaria latitanti all’estero (come Cesare Battisti) fino ad arrivare a occuparsi della protezione del Papa.

A capo di questo servizio, è Gaetano Saya, fondatore del nuovo MSI. Si dichiara agente coperto e lo quando lo arrestano a Firenze per associazione a delinquere, rifiuta di rispondere all’interrogatorio per non tradire . Infatti, tra il vantato dal Dssa, ci sono personaggi che provengono da Gladio e soprattutto dalle forze dall’ordine: agenti di polizia in servizio o da poco in congedo.

La fretta in cui il ministro degli Interni ha annunciato da Roma che era stata liquidata una , tradiva le reali intenzioni di coprire tutto. Risulta che gli uomini della Dssa avevano le per entrare liberamente nel centro elaborazione del Viminale, oltre a avere placche e pass che davano loro libero accesso in questura come in altre sedi, usando auto di servizio. Non solo: il materiale illustrativo della Dssa circolava liberamente all’interno dei vari corpi, dove avveniva il reclutamento, specialmente tra i Gom della penitenziaria.

Obiettivo della Dssa era di formare un Nucleo interforze di polizia, capace di riunire in un’unica struttura paramilitare, fuori dal controllo dello Stato, la nebulosa delle varie milizie che s’ispirano al razzismo padano o al fascismo. A questa costituenda formazione sarebbe riconducibile il Corpo politico destra nazionale che aveva come coordinatore Stefano Sacconi; le Giacche verdi Lombardia – Volontari a cavallo per la protezione civile e ambientale; e la stessa Unione nazionale forze di polizia, sindacato creato a Milano da un ispettore di polizia vicino all’estrema destra. Ora, il Nucleo Interforze esiste: vicino a Termini c’è la caserma di Castro Pretorio dell’esercito, all’entrata c’è la targa INTERFORZE, che non è una struttura solo dell’esercito ma della polizia e dell’esercito. Quindi c’è uno scambio tra esercito e polizia.

La DSSA è dunque un’organizzazione che interviene all’interno e all’estero.

Come si diceva prima. la Dssa tra i corpi dello stato, dove reclutava c’erano i GOM e questi assieme la mala fascista, in altre parole le componenti mafiose-malavitose sorte nuovamente come filiazione esterne dei pentiti e delle polizie che li controllano; componenti sarde fasciste, componenti napoletane ex nuova famiglia e non solo, componenti romane legate ai NAR e alla banda della Magliana, la Nuova Corona Unita pugliese, componenti calabresi soprattutto del casentino, del catanzarese, della Locride, la mafia vincente siciliana e quella emergente (Catania, gela ecc.), ex mala torinese, la mafia fascista milanese, le componenti mafiose rumene, albanesi, kosovare, le componenti multinazionali legate all’Egitto e alla Colombia, nessuna di queste realtà si preoccupa più di fare la guerra ai pentiti perché è pericoloso, perché può ostacolare i loro affari; tutte le componenti prediligono i mezzi soft rispetto agli omicidi; esempio i racket per far chiudere un’attività commerciale che non si “adegua” per poi in seguito impossessarsi dei suoi beni.


Gli antesignani della Dssa



Questo intreccio tra neofascisti, militari e forze dell’ordine non è nuovo. Viene da lontano: dall’immediato dopoguerra e dalle trame della cosiddetta “strategia della tensione”.

Negli anni più vicini pensiamo alla Falange Armata, che dalla testimonianza di un ex parà della Folgore fa emergere i seguenti elementi:

1° La Falange Armata è stata una serie di operazioni non una struttura con vita propria. Operazioni tendenti alla destabilizzare del quadro politico esistente in funzione di una sua stabilizzazione in senso reazionario. Molti membri di queste operazioni, furono scaricati quando erano di impaccio o non servivano più lo scopo (Uno bianca)

2° Gli operatori della Falange Armata avevano competenze specifiche in materia di apparecchiature elettroniche.

3° La storia di un giovane paracadutista di carriera, accusato di rapina è perciò finito in galera, e che penetra nelle celle dei “terroristi” e dei trafficanti di armi assieme all’omicidio dell’operatore carcerario Scalone, significa che questo tipo di operazioni riguardava la presenza all’interno delle carceri.

Ma ci sono state altri tipi di operazioni inquietanti come il Progetto Arianna nel 2000, un’organizzazione antidroga clandestina costituita a Latina da appartenenti alla polizia, per finire ai Berretti Bianchi, una fondazione di carattere internazionale nata nel 1998 col nome White Helmets Europe, con sede in Argentina, alimentata da ex poliziotti, spuntata a lato del caso Telecom-Serbia.

Ma non bisogna dimenticare la Legione Brenno, venuta alla luce nel 1998, a seguito di un sanguinoso conflitto avvenuto nel 1995 con agenti di polizia a Marghera. La Legione Brenno, il cui nome si rifà al leggendario capo dei Galli e che si ispira ai cavalieri templari, era stata fondata da alcuni (formalmente) ex carabinieri (come Sacchetti), sarebbe nata nei primi anni novanta per sostenere le formazioni croate dell’Hos, ossia, il Partito del Diritto erede degli Ustascia filonazisti e avrebbe inviato prima Croazia e poi in Bosnia dei mercenari italiani per combattere i “comunisti” serbi, trafficando in armi e in esplosivi.

Come ogni struttura di questo tipo, anche la Legione Brenno aveva rapporti con la malavita nazionale, soprattutto per lo spaccio di stupefacenti attuato attraverso una rete di propri uomini di fiducia ingaggiati come personale della Security in numerose discoteche del Nord.

Ora se la Falange era una serie di operazioni, la Brenno e la Dssa non potrebbero essere la continuazioni di tali operazioni? Che la tendenza alla privatizzazione abbia proliferato questo tipo di strutture?


Per concludere



A partire della fase imperialista, il modo di produzione capitalista ha esaurito le sue potenzialità come ambito favorevole allo sviluppo della forza produttiva del lavoro umano. Quanto più la fase del suo declino si protrae, tanto più i suoi effetti distruttivi diventano profondi e universali, diffusi a più aspetti individuali e sociali: distruzione dell’ecosistema, inquinamento diffuso, deterioramento della salute individuale e delle condizioni igieniche, distruzioni di uomini e cose, tutto ciò è un prodotto non dai “limiti allo sviluppo” ma dal modo di produzione capitalista.

Nell’attuale fase caratterizzata, come si dicevo all’inizio, dall’accentuazione delle varie contraddizioni (imperialismo/popoli oppressi, capitale/classe operaia e tra le diverse frazioni della borghesia imperialista), nei paesi imperialisti è in atto una centralizzazione del potere, con rafforzamento degli esecutivi, questo anche come risposta alle contraddizioni in atto. Aggiungendo, che la lotta politica nei paesi imperialisti è diventata una lotta tra bande. Tutto ciò può aiutarci a capire i fenomeni sopra descritti di militarizzazione delle forze polizia e la diffusione delle armi “non letali”.




Pablo Neruda: CANTO A STALINGRADO


Il 31 gennaio 1943, dopo 163 giorni di lotta, il generale tedesco Friedrich Paulus viene catturato a Stalingrado. La sua VI armata è chiusa in una sacca, perduta. Il 2 febbraio 1943 gli ultimi nuclei tedeschi nella sacca settentrionale, nell'area delle grandi fabbriche, al comando del generale Karl Strecker, si arresero definitivamente. E' la svolta decisiva della Seconda Guerra Mondiale, e con essa, dell'intero Novecento. Onore all'Armata Rossa guidata dal compagno Stalin, che daStalingrado lanciò l'offensiva che nell'arco di due anni cancellerà dal mondo il Reich nazista.











Nella notte il contadino dorme, ma la mano
sveglia, affonda nelle tenebre e chiede all’aurora:
Alba, sole del mattino, luce del giorno che viene,
dimmi se ancora le mani più pure degli uomini
difendono la rocca dell’onore, dimmi aurora,
se l’acciaio sulla tua fronte rompe la sua forza,
se l’uomo rimane al suo posto, ed il tuono al suo posto,
dimmi, chiede il contadino, se la terra non ode
come cade il sangue degli eroiarrossati, nell’immensa notte terrestre,
dimmi se ancora sopra l’albero sta il cielo,
dimmi se ancora risuonano spari a Stalingrado.

E il marinaio in mezzo a mare tremendo
scruta le umide costellazioni,
e una ne cerca, la rossa stella della città ardente,
e scopre nel suo cuore quella stella che brucia,
e quella stella d’orgoglio le sue mani vogliono toccare,
quella stella di pianto creata dai suoi occhi.
Città, stella rossa, dicono il mare e l’uomo,
città, chiudi i tuoi raggi, chiudi le tue porte dure, chiudi città il tuo famoso lauro insanguinato,
e che la notte tremi con lo splendere cupo
dei tuoi occhi dietro un pianeta di spade.

E lo spagnolo ricorda Madrid e dice: sorella,
resisti, capitale della gloria, resisti:
dal suolo si alza tutto il sangue sparso
dalla Spagna, e per la Spagna si solleva nuovamente,
e lo spagnolo chiede, già contro il muro
delle fucilazioni, se Stalingrado vive;
e c’è nel carcere una catena di occhi neri
che bucano le pareti col tuo nome
e la Spagna si scuote col tuo sangue e i tuoi morti,
perché le offristi l’anima tua, Stalingrado,
quando partoriva la Spagna eroi come i tuoi.

Conosce la solitudine, la Spagna:
come oggi conosci la tua, Stalingrad.
La Spagna strappò la terra con le unghie
quando Parigi era bella più che mai.
La Spagna dissanguava il suo immenso albero di sangue
quando Londra, come Pedro Garfias ci racconta,
pettinava le sue aiuole, i suoi laghi di cigni.
br> Oggi di più conosci questo, forte vergine,
oggi, Russia, conosci di più la solitudine ed il freddo.
Mentre migliaia di obici squartano il tuo cuore,
mentre gli scorpioni con crimine e veleno
accorrono, Stalingrado, a mordere le tue viscere,
New York balla, Londra medita, e io dico “merde”
perché il mio cuore non resiste più
e i nostri cuorinon resistono più, non resistono,
in un mondo che lascia morire soli i suoi eroi.
Li lasciate soli? Ora verranno per voi.
Li lasciate soli?

Volete che la vita
precipiti alla tomba, e il sorriso degli uomini
sia cancellato dalla latrina e dal calvario?
Perché non rispondete?

Volete più morti sul fronte dell’Est
finché riempiano tutto il vostro cielo?
Ma allora non vi resta che l’inferno
Già si stanca di piccole prodezze
il mondo, dove al Madagascar i generali,
con eroismo, uccidono cinquantacinque scimmie.

Il mondo è stanco di congressi autunnali,
ancora con un ombrello a presidente.
Città, Stalingrado, non possiamo
giungere alle tua mura, siamo lontani.
Siamo i messicani, siamo gli araucani,
siamo i patagoni, siamo i guarnì,
siamo gli uruguaiani, siamo i cileni,
siamo milioni di uomini.
E abbiamo altra gente, per fortuna, nella famiglia,
ma non siamo ancora venuti a difenderti, madre.
Città, città di fuoco, resisti finché un giorno
arriveremo, indiani naufraghi, a toccare le tue muraglie
con un bacio di figli che speravano di tornare.
Stalingrado, non esiste un Secondo Fronte,
però non cadrai anche se il ferro ed il fuoco
ti mordono giorno e notte.

Anche se muori non morirai!

Perché gli uomini ora non hanno morte
e continuano a lottare anche quando sono caduti,
finché la vittoria sarà nelle tue mani,
anche se sono stanche, forate e morte,
perché altre mani rosse, quando le vostre cadono,
semineranno per il mondo le ossa dei tuoi eroi,
perché il tuo seme colmi tutta la terra.

[Pablo Neruda da “Poesia politica” Editora Austral – Chile, 1953]




Qualcuno era comunista


Nel 1905 , l'ondata di scioperi spontanei che investì la Russia portò al formarsi di un organismo stabile tra i vari comitati, rappresentativo di molte fabbriche : erano i primi consigli dei deputati degli operai, i Soviet.
Il 25 ottobre 1917 il II Congresso Panrusso dei Soviet proclamò che in Russia il potere era passato nelle mani dei Soviet degli Operai, dei Soldati e dei Contadini.
La sera del 26 ottobre 1917 nella seconda e ultima riunione del Congresso furono adottati i decreti sulla pace e sulla terra, e fu approvata la composizione del Consiglio dei Commissari del Popolo, comunemente noto come Sovnarkom - il primo governo degli operai e dei contadini.
Nel marzo 1919 nasce a Mosca il Comintern (internazionale comunista) con lo scopo di sostenere il governo sovietico, favorire la formazione di partiti comunisti in tutto il mondo e diffondere la rivoluzione a livello internazionale.
Il 21 gennaio 1921 nasce a Livorno il Partito Comunista d'Italia (sezione italiana della Terza Internazionale, Comintern).

Il Partito Comunista d'Italia si poneva come obiettivo l'abbattimento dello Stato borghese e l'instaurazione di una dittatura del proletariato attraverso i Consigli degli operai e dei contadini, sull'esempio dei bolscevichi russi di Lenin.
Fu guidato da Gramsci dal 1924 al 1927 a cui seguì Togliatti sino al 1964.

*”Gramsci Egli fu un grande, la Terza Internazionale, alla sua morte inviò un messaggio che Gerratana, “curatore” dei Quaderni del Carcere, nelle note biografiche che precedono i quattro volumi, ha vergognosamente omesso di pubblicare: «La classe operaia italiana e il proletariato mondiale perdono nella persona di Gramsci uno dei loro migliori capi, uno dei migliori rappresentanti della generazione dei bolscevichi educata nelle file dell’Internazionale Comunista». “

*”E in effetti Gramsci è stato un autentico bolscevico, profondo pensatore rivoluzionario, antdogmatico, per niente dottrinario, pronto a capire, in sintonia con la classe operaia italiana, che la disfatta dello zarismo sarebbe evoluta in rivoluzione operaia, socialista. Sapeva che nel Partito Socialista Italiano c’era del marcio e per questo fu il suo più duro e intransigente critico. “

*”Togliatti, con la sua «via nuova di accostamento al socialismo» ha creato tutte le premesse ideologiche, teoriche e politiche della liquidazione del partito comunista nel nostro paese, quindi è opportuno ricordare che egli, nella prima guerra mondiale fece una scelta di destra, fu un interventista (ciò che è ancora più grave se si pensa che il suo partito, il Psi, non aderì alla guerra)”

*”In Italia si ebbero scoppi insurrezionali di operai delle industrie avvenuti in diverse città e che si riverberarono anche nell’esercito al fronte. Nell’agosto del 1917, sei mesi dopo la rivolu- zione che abbatté lo zarismo in Russia, gli operai di Torino insorsero, erano armati di fucili, granate e mitragliatrici: furono cinque giorni di combattimenti sulle barricate e delegazioni operaie andava- no a chiedere direttive (che non giungevano) alla Camera del Lavo- ro. Vennero eroicamente respinti tutti gli attacchi delle truppe e della polizia e un reparto di alpini che ebbe l’ordine di sparare fraternizzò con gli insorti e consegnò loro i fucili. Ma tale rivolta armata spontanea non ebbe una guida, anzi, da essa i capi riformisti del Psi si ritrassero, terrorizzati dalla violenza rivoluzionaria, per cui, alla fine, come sempre accade quando i capi tradiscono le masse insorte, trionfò la reazione borghese e la vendetta fu feroce e spietata: 500 operai uccisi, centinaia di altri furono arrestati e picchiati a sangue, altre centinaia mandati al fronte per punizione.”

*”Nell’immediato primo dopoguerra si ebbero moti insurrezionali in molte città italiane contro il caro-vita: «Ricorda Antonio Oberti, allora operaio dell’Ansaldo di Torino, e segretario politico di una casa del popolo di rione: “gli esercenti venivano a portarci le chiavi dei loro negozi, riconoscendo nelle organizzazioni proletarie la fonte di un nuovo potere”» Nel giugno del 1920 racconta Giacomini citando uno storico del movimento operaio delle Marche un reggimento di bersaglieri che doveva imbarcarsi per raggiungere il corpo di spedizione italiano a Valona, si ammutinò, i bersaglieri arrestarono gli ufficiali ed ebbero la immediata solidarietà degli operai che proclamarono lo sciopero cittadino. Il governo Giolitti inviò ingenti forze di repres- sione che accerchiarono e bombardarono la città da terra e da mare. Il moto di solidarietà con i soldati si estese a varie località delle Marche e dell’Umbria. E anche in questa occasione, di fronte a eventi di tale portata rivoluzionaria, il partito socialista e i sindacati si vantarono di essere riusciti a spegnere il fuoco.”

*”L’Ordine nuovo di Gramsci svolse un ruolo decisivo in quello che è passato alla storia con il nome di Biennio Rosso. Questa grande pagina della storia del proletariato industriale del nostro paese è raccontata da Giacomini15. Tutto iniziò nel luglio del 1920 come ver- tenza sindacale per adeguare i salari al costo della vita. I padroni non volevano sborsare neanche una lira; i sindacati, per l’atteggiamento oltranzista della controparte furono costretti a rompere le trattative e decisero, come forma di lotta, l’ostruzionismo, ossia rallentare la produzione diminuendo i ritmi di lavoro. Gli operai si pronunciarono anche per l’occupazione delle fabbriche per prevenire la serrata da parte degli industriali. L’ipotesi di uno sciopero generale chiesto a gran voce fu decisamente scartata da parte dei dirigenti della CGL e del Psi i quali temevano tale forma di lotta a seguito dei fatti di Ancona. “

*”In quei giorni di fuoco si riunì a Milano la Direzione del Psi e i vertici sindacali: partecipò, inviato da Torino, Togliatti, il quale operando un ignominioso voltafaccia rispetto a quanto si era deciso nella sezione torinese, si accoda alle decisioni della destra sostenendo che «se si tratta di uscire dagli sta- bilimenti per fare la lotta nelle strade dopo dieci minuti noi siamo finiti» e che «lo schiacciamento del proletariato, in caso di insurrezione era da ritenersi sicuro»1. Per mettere in rilievo le posizioni di- sfattiste di Togliatti citiamo un telegramma che a quella riunione milanese inviarono gli operai di Torino: «Operai Fiat centro intendono solo trattare al patto che si abolisca la classe dominante e sfruttatrice, altrimenti immediata guerra fino a completa vittoria». Anche questa volta prevalse, ai vertici del Psi e della CGL la micidiale linea capitolazionista che equivalse ad affossare definitivamente la rivoluzione. “

*”Come è possibile dire che Gramsci, il capo più eminente dei marxisti leninisti italiani, temuto dai vertici del Psi e dalla reazione, una volta caduto nelle mani dei carnefici fascisti e totalmente isolato dal mondo, sia divenuto il maestro e l’ispiratore di Togliatti? “

*”Togliatti opera un vero e proprio rinnegamento delle prime esperienze del Pcd’I nato a Livorno»1. Già a partire dalla definizione che Togliatti dà del Pcd’I di Livorno si comprende come egli voglia nasconderne la vera natura rivoluzionaria e antagonista alla società borghese, per accreditarlo come un partito che «è riuscito ad inserirsi (!!) pienamente (!!) nella vita democratica (!!) del paese come forza autonoma, vitale insopprimibile” Che cosa ha a che vedere questa ridicola definizione con il Partito di Gramsci? Nulla. Il Partito che nacque a Livorno scriveva all’art.1 del suo statuto: “Il proletariato non può infrangere né modificare il sistema dei rapporti capitalistici di produzione da cui deriva il suo sfruttamento, senza l’abbattimento violento del potere borghese (.....) Dopo l’abbattimento del potere borghese, il proletariato non può organizzarsi in classe dominante che con la distruzione dell’apparato statale borghese e con la instaurazione della propria dittatura, ossia basando le rappresentanze elettive dello Stato sulla classe produttiva ed escludendo da ogni diritto politico la classe borghese». Quindi un Partito che parla questo linguaggio, lungi dall’inserirsi pienamente nella cosiddetta vita democratica (come dice Togliatti), intendeva abolirla questa vita democratica per soppiantarla definitivamente e sostituirla con un’altra vita e con un’altra democrazia. Quanto poi al carattere di forza auto- noma, vitale e insopprimibile del Partito di Livorno, sono stati proprio gli epigoni togliattiani che, alla fine di una parabola, si sono autosoppressi come partito comunista. “

Togliatti, con la sua «via nuova di accostamento al socialismo» ha creato tutte le premesse ideologiche, teoriche e politiche della liquidazione del partito comunista nel nostro paese.

Come cantava Gaber “qualcuno era comunista” ma lo era veramente o era solo “contro” , avevano fatta loro la menzogna su Stalin di Krusciev, piccolo borghesi che nulla sapevano di Marx o di Lenin , che confondevano la lotta di classe con l'estremismo.

Berlinguer dopo la caduta del fascismo in Portogallo non si schiero' col PCP che voleva attuare il socialismo ma con Soares il socialista europeista.

Poi la bolognina , il rinnegare il comunismo , il creare uno pseudo partito comunista guidato da revisionisti e antirivoluzionari, che addirittura si moltiplicherà portando solo la dispersione e la definitiva emarginazione del movimento comunista nel nostro paese .

Chiudiamo con una citazione del compagno Enver Hoxha :

“Durante la seconda guerra mondiale erano venuti a crearsi in Europa molti fattori positivi che rendevano possibile e indispensabile la trasformazione della lotta antifascista in una profonda rivoluzione popolare. Il fascismo aveva soppresso non solo l’indipendenza nazionale dei paesi occupati, ma anche tutte le libertà democratiche, aveva sepolto anche la stessa democrazia borghese. La lotta contro il fascismo doveva essere quindi non solo una lotta per la liberazione nazionale, ma anche una lotta per la difesa e lo sviluppo della democrazia. I partiti comunisti dovevano mirare a collegare questi due obiettivi con la lotta per il socialismo. Nei paesi dell’Europa Centrale e Sudorientale i partiti comunisti seppero connettere i compiti della lotta per l’indipendenza e la democrazia con la lotta per il socialismo. Essi elaborarono ed applicarono una politica che portò all’instaurazione dei regimi di nuova democrazia popo lare. D’altro canto, i partiti dell’Europa occidentale non seppero approfittare delle favorevoli situazioni create dalla seconda guerra mondiale e dalla vittoria sul fascismo. Ciò dimostrava che essi non avevano compreso né applicato a dovere gli orientamenti del VII congresso dell’Internazionale comunista. Questo congresso raccomandava ai partiti di creare in determinate condizioni, pur opponendosi al fascismo e combattendolo, le possibilità per la formazione di governi di un fronte unico che sarebbero stati completamente diversi dai governi socialdemocratici. Essi sarebbero serviti per passare dalla fase della lotta contro il fascismo alla fase della lotta per la democrazia e il socialismo. Ma in Francia e in Italia non portò alla formazione di governi del tipo richiesto dal Comintern. Dopo la fine della guerra in questi paesi vennero al potere governi di tipo borghese. La partecipazione dei comunisti a questi governi non mutò il loro carattere.” (E. Hoxha, L’eurocomunismo è anticomunismo, 1980, Tirana)

* tratto da “Contro il revisionista Togliatti” di Amedeo Curatoli

Redazione Aurora Proletaria




Buon '17


L'anno trascorso ci consegna licenziamenti in molte realtà.La vicenda Almaviva è solo la più nota e ci richiama al ricatto di  Marchionne a Pomigliano.
Nulla avviene per caso,dove i lavoratori,( le loro ooss. non sono riuscite a fermare le pretese del padrone),devono poi fare i conti con ulteriori forzature.
E quando un padrone,una situazione non  è contrastata con determinazione l'intero padronato sa di avere via libera ovunque. Dopo Marchionne in Fiat,confindustria pretende un nuovo modello contrattuale che si replica nelle singole categorie con rinnovi contrattuali che segnano arretramenti per i lavoratori.
Intanto i diversi governi con la controriforma degli ammortizzatori sociali e il jobs act hanno concesso ai padroni la piena libertà di licenziamento.
Cgil Cisl e  Uil che fanno? a fine agosto concordano con confindustria la gestione della riduzione di organico(i licenziamenti) in modo da non fare troppo rumore. I sindacati confederali si preoccupano che non venga turbata la pace sociale.
Fanno poi un accordo con il governo che concedendo minimi  miglioramenti(pochi euro) conferma la legge Fornero sulle pensioni. Le stesse ooss. fanno fare bella figura a Renzi accettando la promessa di rinnovo del ccnl di lavoratori del pubblico  impiego che prevede aumenti salariali ridicoli.
E' il rinnovo del contratto dei metalmeccanici che segna un punto particolarmente negativo...aumenti aleatori  via libera al pagamento in natura o in welfare aziendale.Di fatto un solo livello contrattuale come Federmeccanica voleva. Ora tutto viene da sé,aziende che in barba alla concertazione tanto auspicata,procedono immediatamente ai licenziamenti.Lo fanno subito dopo aver disdettato accordi sindacali che concedono aumenti di paga e controlli sulla prestazione di lavoro.
Servirà tutto il nostro impegno,tutta la nostra intelligenza per contrastare il padrone.E per riuscirci  è necessario sottrarre alle burocrazie sindacali l'egemonia e il controllo che hanno sui militanti sindacali e sui lavoratori. Si riparte a ritessere organizzazione e lotte!
Buon '17.

Redazione Aurora Proletaria


Per la borghesia è la divisa che fa l'eroe


04/01/2017

Alle prime luci del 2017 a Firenze, il sovraintendente della DIGOS Mario Vece, nel tentativo maldestro (era privo delle protezioni in dotazione agli artificieri) di disinnescare un ordigno artigianale posto di fronte alla sede di una libreria legata ideologicamente ai neofascisti di Casa Pound, perdeva un occhio ed una mano nell'esplosione. Da ogni parte delle Istituzioni si sono levati attestati di solidarietà per l'agente ferito definendolo immediatamente un “EROE” fedele servo delle istituzioni democratiche. Ma, al di là della dinamica “dell' incidente sul lavoro” provocato dalla scarsa valutazione dei rischi e della totale inosservanza delle norme di sicurezza alla quale sono tenuti anche i componenti delle forze dell'ordine ed in particolar modo gli artificieri ai quali viene prescritto uno speciale Kit di protezione che, per altro, il sovraintendente Vece non indossava, è doverosa una valutazione politica dell'accaduto e degli opportunistici attestati di solidarietà nei suoi confronti. Di quale EROE stiamo parlando? Stiamo parlando di un poliziotto che nel 2001, (fonte “Il sito di Firenze”) insieme ad alcuni suoi colleghi pestò a sangue un gruppo di ragazzotti tra le quattro mura della questura dove furono portati scambiati per albanesi e per questo motivo insultati e pestati: timpani sfondati, setti nasali fracassati e testicoli tumefatti, trauma cranici e varie altre lesioni. La storia del pestaggio crediamo non sarebbe mai emersa se a farne le spese non fosse stato, tra i quattro ragazzotti portati in questura, il figlio di Vannino Chiti, all'epoca sottosegretario alla presidenza del consiglio. Gli sbirri Paolo Pieri, Stefano Ruffino e l “EROE” del giorno Mario Vece, furono quindi condannati con patteggiamento. Mario Vece prese 14 mesi, la sospensione dal servizio e il successivo trasferimento a Firenze in qualità di artificiere.
Ma allora portare una divisa o un tesserino della DIGOS li trasforma automaticamente in eroi? Considerati i molteplici episodi che hanno visto coinvolti zelanti elementi delle forze dell'ordine nell'esplicazione del loro “dovere”ed in particolare nell'abuso di potere, vessazioni, pestaggi, cariche a freddo, lacrimogeni ad altezza d'uomo, arresti di massa, falsificazione e depistaggi ed omicidi di Stato, il tutto nella più totale impunità, crediamo proprio che portare la divisa o un tesserino della DIGOS, autorizza ad essere innalzati al ruolo dell'EROE, qualsiasi cosa succeda.
E' proprio di poche settimane fa il caso dell'omicidio poliziesco a Sesto San Giovanni del presunto terrorista islamista di Berlino. I due poliziotti, durante un normale controllo si sarebbero trovati di fronte ad un ragazzo con la pistola che avrebbe aperto il fuoco trovando però la “pronta risposta “ dei due agenti uno dei quali avrebbe colpito mortalmente il ragazzo. I due sbirri descritti immediatamente come degli EROI, sulle pagine dei giornali e attraverso i TG. Si sono trovati, loro malgrado, ad affrontare una situazione imprevista non essendo a conoscenza dell'identità del ragazzo arabo? O forse innervositi hanno immediatamente estratto la pistola e sparato uccidendo? Come sia andata non lo sapremo mai ma di certo, all'opinione pubblica, sono stati presentati due nuovi EROI da osannare, anche se loro, gli sbirri in questione, si mostrano sulle pagine di Facebook a braccio teso e dita dritte in saluto fascista. Bene, non abbiamo bisogno di questo genere di EROI che, anzi, inquietano non poco considerando le loro tendenze politiche e la loro predisposizione al pestaggio, alla tortura, ai depistaggi e all'omicidio. Gli EROI, quelli veri, combattono e muoiono, se necessario, contro i soprusi e le nefandezze di questo schifoso sistema e contro chi questo sistema lo difende armi in pugno. Gli EROI sono i proletari e gli antifascisti senza divisa ne tesserino!

Redazione Aurora Proletaria




I soliti trotzkisti


Mentre le forze del governo siriano liberano definitivamente Aleppo dal gioco dell'ISIS e delle compagini “ribelli” sostenute e finanziate dagli imperialisti occidentali, i trotzkisti non trovano altro di meglio da fare (dal sito del PCL: “Il PCL a fianco della rivoluzione siriana. Contro l'aggressione imperialista! Cacciare Assad dal versante dei lavoratori e delle masse oppresse!”) che fare propaganda e indire manifestazioni contro il governo siriano e in sostegno alle forze imperialiste e ai suoi mercenari travestiti da liberatori. I trotzkisti mostrano ancora il loro vero volto ed il vero motivo della loro esistenza che consiste in operazioni di propaganda a vantaggio dei nemici del popolo e della borghesia imperialista.
Non dimentichiamo che questi loschi individui sono, prima di autodefinirsi comunisti, antistalinisti e di conseguenza controrivoluzionari. Non ci interessa nemmeno perdere tempo ad entrare nel merito delle questioni che essi affrontano con cotanta veemenza quando si tratta di sostenere posizioni antipopolari e controrivoluzionarie pendendo dalle labbra e dalla stampa filoimperialista che mostra insistentemente i patimenti della popolazione siriana accusando Assad di esserne il responsabile. Posizioni che fanno tornare alla memoria le presunte armi di distruzione di massa attribuite a Saddam Ussein e poi, mostratasi una enorme bufala inventata dagli imperialisti occidentali per radere al suolo l'Iraq e farne una semi colonia; come tornano alla mente le menzogne lanciate contro Gheddafi per distruggere la Libia e renderla ingovernabile e succube dell'occidente. I veri comunisti non abboccano alle menzogne dei loro nemici e sanno interpretare i fatti utilizzando una visione del mondo libera ed indipendente, svincolata dall'intossicazione mediatica borghese.
Costoro dimostrano un odio viscerale verso il comunismo , il sovietismo ovvero a tutto ciò che si oppone all'imperialismo occidentale.
Si può pensare a questo punto che il trotzkismo sia complementare al riformismo , il secondo cerca in tutti i modi di impedire la rivoluzione , nel caso questa avvenga i primi cercano in tutti i modi di decretarne il fallimento.
La storia lo ha dimostrato. In Unione Sovietica la loro attività propagandistica infarcita di bugie e gli attentati bombaroli hanno cercato in tutti i modi di distruggere la crescita dello stato socialista.
Il loro atteggiamento nei confronti dell’Internazionale Comunista è esemplificato da quello verso l’Unione Sovietica. Quando il proletariato mondiale celebrava la nuova vittoria raggiunta dalla dittatura del proletariato attraverso il riconoscimento del governo sovietico da parte di quello degli Stati Uniti, i trotskisti si unirono ai socialdemocratici di ogni sorta e alla borghesia nel descrivere il riconoscimento come una resa da parte dell’Internazionale Comunista. I termini dell’accordo tra Litvinov e Roosevelt, che seguivano esattamente la linea tracciata da Lenin nel 1919 per simili problemi dell’epoca, furono interpretati come segni che il governo sovietico accettasse di abbandonare le attività comuniste negli Stati Uniti. In questo modo i trotskisti erano d’accordo con la posizione borghese secondo cui il governo sovietico e il Comintern sarebbero la stessa cosa; in secondo luogo, cercarono di interpretare una vittoria del proletariato mondiale come una sconfitta.

A Cuba il partito trtoskista dopo la rivoluzione ha operato per decretarne il fallimento :
Che Guevara scrisse che “Noi consideriamo che il partito trotskista agisca contro la Rivoluzione”. L opposizione sistematica del trozkista “Partito operaio rivoluzionario” (POR) alla Rivoluzione cubana fu portata avanti così : nel 1961 fu distribuita una edizione spagnola della rivoluzione permanente di Trotskij, nel 1962 fu arrestato un trotzkista che diffondeva un opuscolo, elogiativo in onore Trotsky vietato a Guantanamo e il suo segretario generale Idalberto Ferrera Acosta fu arrestato per 48 ore. Nel 1965 un gruppo di trotzkisti fu stato processato. La repressione cessò, ed i detenuti furono rilasciati, quando i trotskisti decisero di cessare le attività controrivoluzionarie . Nel 1966 Fidel Castro accusò i trotzkisti di essere “strumento dell’imperialismo e della volgare reazione.” Nel 1958 il P.O.R , accusò tramite la sua propaganda il Movimento 26 luglio di essere “un movimento tirannico e brutale al servizio dell’ élite nordamericane.”
Questi biechi personaggi hanno cercato di mettere grandi e onorati bolscevichi nelle loro file (vedi Gramsci, ma la loro patetica pantomima è smentita dallo stesso gramsci negli “scritti dal carcere”vedi articolo “Gramsci bolscevico”).
Ma questo attacco alla Siria di Assad , presupponendo una difesa del Rojava i cui dirigenti hanno praticamente tagliato fuori i ribelli prezzolati , hanno scelto di stare con Assad e combattere l'Isis (un altra creatura dell'imperialismo occidentale), vedi l'articolo “sviluppi politici nel Kurdistan Occidentale” .
Ma dove sono questi pseudo-comunisti pacifisti quando si tratta di combattere l'impero? Dove sono quando il monarca assoluto dell'Arabia Saudita flagella le donne e finanzia il terrorismo islamico?Quando il turcomanno Erdogan attua una spietata repressione verso i Kurdi e allo stesso tempo finanzia gruppi ribelli siriani e l'Isis?
In questa presa di posizione contro la Russia riemerge il loro livore antisovietico. Capaci di infangare combattenti antimperialisti come Ortega, di celebrare il golpe di Gladio in Ucraina.
Il loro ruolo è quello di fiancheggiatori dell'imperialismo e di anticomunisti.
Sin dall'inizio il loro guru (Trotzki) si e' distinto per il salto della quaglia, da menscevico a bolscevico dell'ultima ora e successivamente antibolscevico con il suo giocare alla presa del potere.
Ai trotzkisti nostrani diciamo che dovranno ancora una volta fare i conti con il proletariato e con la Storia!

Redazione Aurora Proletaria


C'è chi dice NO


Pubblichiamo un contributo sulla questione della Costituzione che un compagno romano ha portato durante un iniziativa pubblica. Crediamo che questo contributo potrà aprire ulteriore dibattito su una questione controversa e nello stesso tempo mai affrontata correttamente dai comunisti
Redazione Aurora Proletaria


(…) La Costituzione finora vigente, legittima un apparato legale non più così giustificato nella sua funzione e nella sua ramificazione. Il potere della borghesia imperialista è strutturalmente e profondamente basato sul suo vero apparato, clandestino e non rispondente a normative note. Decisioni, attività determinanti di qualsiasi natura, controrivoluzione, propaganda e intossicazione, ecc., fanno capo al vero Stato della borghesia imperialista, che l’interfaccia ufficiale, legale e pubblica, “rappresenta” con sempre maggiore sforzo e minore credibilità (mi viene da pensare, sdrammatizzando, alla canzone di Caparezza Non siete Stato voi), e con inutile dispendio di risorse altrimenti allocabili.
L’esigenza di palesare questa trasformazione, nel modo adeguato a confondere le idee e annettendola ad esigenze estrinseche, rispetto a quelle effettive, dà luogo a quella lunga “stagione delle riforme istituzionali”, che permette di nascondere con il mal di mare e le giostre di questi anni, un’opera di trasfusione dal piano legale a quello clandestino, simile a quello che succede con i vasi comunicanti, dove, restringendone uno e sfruttando il principio della capillarità, ne innalzi visivamente il livello e sprofondi quello dell’altro, che in realtà ha un diametro maggiore. L’apparenza inganna.
Pertanto, sembra che la legalità, la decisione referendaria, il dibattito istituzionale pubblico siano il segno democratico e la garanzia di autenticità – con l’ostentazione di qualsiasi circostanza atta a manifestare lotta all’ultimo sangue, trasformazione sofferta e battagliata, e specialmente che si svolge sotto gli occhi di tutti in tempo reale – di un’operazione di carattere strategico che ha dei requisiti genetici oggettivi e progettuali di lunga durata. Quando invece è accaduto, e si ratifica e perfeziona per il pubblico, l’esatto contrario; e gli attori che si azzuffano stanno coprendo una trasformazione già avvenuta, e che con un ritardo e margine di sicurezza, un provvido delay, passa una mano di smalto trasparente su eventi già consolidati, non più reversibili, ecc.
Il “lavoro di massa” della classe dominante consiste nel mettere, senza farlo capire, chi opprime davanti al fatto compiuto, ossia nel mettere dietro al fatto compiuto. L’unica tattica possibile del movimento comunista consiste nelle tre parole d’ordine in grassetto, che si trovano in fondo, prima dell’appendice.
Un abbraccio, e scusatemi se vi ho importunato (...)

(...)Nel corso della sua storia, il PCI è stato bonificato dalla presenza dei compagni più conseguenti, come Pietro Secchia, morto nel luglio del 1973 (aggiungo qualcosa più sotto, in appendice). Quel partito è stato “liberato” da una presenza coerente e perciò pericolosa, perché l’obiettivo di un partito comunista è quello di far sviluppare nel proletariato un movimento rivoluzionario, che realizza lo scopo di fare la rivoluzione.
Questo implica la necessità di dirigenti, e di una realtà organizzata, impegnati autenticamente a conquistare ai principi del comunismo la classe operaia e il proletariato.
Quindi, un partito comunista si riconosce perché sviluppa un movimento rivoluzionario. Questo introduce un criterio discriminante che tiene alla larga il soggettivismo, cioè il ritenere che un partito comunista, anziché essere legato a qualcosa di oggettivo e verificabile, lo si riconosce dal nome, dalla denominazione. «Io (individuo o partito) sono comunista perché mi sono definito così. Prima volevo portare alla vittoria un movimento rivoluzionario, poi mi sono buttato sulle riforme di struttura, l’ombrello della NATO, il compromesso storico, la delazione in fabbrica e fuori… ma sempre comunista sono, finché mantengo il nome!»
L’attributo di comunista non si coniuga con il soggettivismo, deviazione che, tra le tante cose, produce la falsa indicazione di un gran numero di “comunisti” responsabili di opere squalificanti, quando non addirittura anticomuniste. Le qualifiche si perdono come niente, se si sta al metodo scientifico e ai fatti.
Uno che si dichiara vegetariano e si rimpinza di braciole, non è un vegetariano che sbaglia. È facile da capire, non è un concetto astruso. Dei “comunisti” che hanno inanellato una raffica di favori al nemico, ma che razza di comunisti sono?!
La discriminante sul contenuto è l’unica valida. Permette di orientarsi davanti alla confusione creata dal distinguere “al nostro interno” partendo dal criterio cronologico (vecchio e nuovo movimento comunista) e facendo di quell’aspetto secondario e descrittivo un luogo comune che nasconde, nella sua banalità, le dinamiche reali, che si comprendono solo distinguendo tra comunisti e sedicenti tali.
Sulla scorta dell’esempio, folcloristico ma efficace, del vegetariano da macelleria, la questione è: il PCI ha sviluppato un movimento rivoluzionario? O ha strumentalizzato compagni e compagne di tempra eroica? Stiamo parlando di un caso unico, o è un “classico”, nell’opera di eterodirezione, che ci permette anche di individuare le copie?
Il movimento comunista subisce una costante opera di “ripulitura”, perché è un terreno che la borghesia considera da bonificare: è il Quartier Generale del suo “nemico interno”. Per questo è importante prendere in esame cose che non sono né dette, né discusse, né sentite, né conosciute.
Come le diverse classi non sono separate da una muraglia, così il partito rivoluzionario non nasce e non si sviluppa partendo da un pianeta incontaminato che sforna comunisti DOC. Ed è oggetto di un’opera assidua da parte della borghesia, per prevenire sorprese. Come quella che, in Cina, ha visto la lotta contro gli invasori giapponesi, guidata da rivoluzionari in grado tanto di allearsi con la borghesia, quanto di dirigere la guerra di liberazione e la guerra rivoluzionaria fino alla vittoria. Mentre l’esperienza italiana, con la vittoria della Resistenza e la sconfitta dei rivoluzionari, è stata quella di una politica interclassista, di prostituzione alla borghesia, ormai appagata dalla sua controrivoluzione fascista e sicura dell’incondizionato sostegno da parte dell’antifascismo, che dirigeva, e mirante a uscire dalle conseguenze delle sue stesse azioni, e a sottomettere con altri mezzi sempre le stesse vittime. La vera politica e la vera direzione che hanno orientato i CLN, ricorrendo al volto più esaltante, accattivante e ruffiano dell’interclassismo.
Liberazione costata sangue rosso; di chi non ha avuto che piombo e tortura. Con un proletariato e un movimento comunista che si dissanguavano, e una borghesia che dirigeva, succhiava, e godeva dei frutti della liberazione – il 25 aprile 1945 – dell’Italia dai fascisti, con i CLN, e della liberazione – il 22 giugno 1946 – dei fascisti dal relax in carcere, con Togliatti, capo del PCI.
Bisogna avere dei punti di riferimento puliti, da comunisti: partito rivoluzionario, classe rivoluzionaria, movimento rivoluzionario. Ed elaborare una strategia e una tattica conseguenti e adeguate, che permettono di affrontare qualunque circostanza in modo rivoluzionario.
Viviamo una situazione contrassegnata dalla divulgazione di un’opera di stravolgimento della Costituzione, dalla classe che se ne è servita come un addobbo.
I comunisti, che si distinguono nettamente, non semplicemente sul piano organizzativo, dall’opposizione borghese, che vuole dettare legge e dettare la linea della resistenza, non sono l’ala sinistra, la presenza in fondo a sinistra, nella dialettica interna al nemico di classe. Noi non siamo la ruota di scorta, che parteggia lealisticamente per l’opposizione borghese, com’è vero che non lottiamo per una tappa diversa dalla rivoluzione proletaria, dalla conquista del potere politico.
Noi diciamo che la Costituzione è il paravento che ha permesso al nemico di classe di utilizzare clandestinamente i fascisti, pavoneggiandosi come titolare di una democrazia simulata. L’attività coercitiva non ufficiale e col marchio fascista dell’eccidio, la ritroviamo già il 1° maggio 1947 a Portella della Ginestra, 11 mesi dopo l’amnistia Togliatti.
Le atrocità che nel ventennio i fascisti commettevano alla luce del sole, legittimati dalla dittatura aperta, sono uno strumento al quale la classe dominante – che li ha allevati, formati, “sconfitti” dirigendo la dinamica CLN, e poi protetti – non ha la minima intenzione di rinunciare.
Parlano di servizi segreti deviati, Gladio, Stay Behind, strategia della tensione, stragismo, misteri… È l’attività dello Stato, della controrivoluzione, italiana e “alleata”, contro quello che considerano il “nemico interno”.
4 Nella battaglia per il NO al referendum sullo stravolgimento della Costituzione, noi comunisti, non ci limitiamo a parteggiare per quello che sostiene l’opposizione borghese e la catena dei loro amici, degli amici degli amici, ecc., fino agli ultimi amichetti. Noi ne facciamo una leva per denunciare e diffondere la realtà che il nemico vuole negare e tacitare.
NO allo stravolgimento della Costituzione, per dire che quella Carta è la mascheratura putativamente antitetica, e la copertura, all’affermarsi di una dittatura clandestina. È stata ed è usata ed elargita come un giocattolo, spostando la dinamica coercitiva nel sottosuolo, ed esercitandola “da democratici”.
Come comunisti, rivendichiamo la verità, che è rivoluzionaria anch’essa, e lo smascheramento della borghesia imperialista:
1. L’Italia non è veramente una repubblica democratica e costituzionale, la classe dominante non agisce secondo una Costituzione conosciuta
2. La classe dominante non ha agito né agisce secondo quella Costituzione che prende di mira; viola e si riserva di violare qualsiasi norma, mettendo sistematicamente le masse davanti al fatto compiuto
3. Il “problema del Paese” non è nella lista che ci propinano; il “problema del Paese” è una dittatura mascherata e nascosta, che resta comunque, e clandestinamente, in vigore, a prescindere da qualunque Costituzione.

(Il proletariato necessita di una sua costituzione come parte civile in un processo storico contro la borghesia imperialista.)

Appendice
Stralci diagnosi del prof. Giunchi (marzo 1973, a quattro mesi dalla morte) a Pietro Secchia: «Si è trattato di una singolare malattia, nel corso della quale sono stati colpiti in maniera improvvisa, violenta e gravissima il fegato - onde la grave itterizia -, il rene - e quindi l’elevatissima azotemia -, ed il sistema nervoso - da cui il delirio protratto e lo stato amenziale. Se per quest’ultima sintomatologia si poteva supporre che fosse secondaria alla intossicazione, derivante dalla grave disfunzione del fegato e del rene, per questi due organi invece non vi è dubbio alcuno che la malattia si sia insediata in essi primariamente. Esclusa una epatite virale, la quale decorre con un quadro clinico ben diverso, e la sindrome epatorenale della leptospirosi, la cui presenza è stata ripetutamente ricercata presso i laboratori dell’Istituto Superiore di Sanità con esito negativo, l’unica interpretazione attendibile circa i fattori causali della sua malattia resta quella di una gravissima intossicazione. Ritengo ch’ella abbia ricevuto una buona dose di un potente veleno e di certo sarebbe deceduto se non fossero intervenute con molta prontezza tutte le intense cure alle quali è stato sottoposto presso la Clinica Nuova Latina…».




Sulle elezioni presidenziali USA e la vittoria di Donald Trump 


Un analisi che condividiamo sulle elezioni di Trump negli USA tratta dal comunicato di “Teoria e Prassi” e che pubblichiamo sul nostro sito per ulteriori approfondimenti.
(Redazione di Aurora proletaria)


Il miglior commento al meccanismo delle elezioni USA lo scrisse nel 1891 un grande maestro del socialismo scientifico, Federico Engels:

"In nessun paese i politici formano una sezione della nazione così separata e così potente come nell'America del Nord. Quivi ognuno dei due grandi partiti che si scambiano a vicenda il potere viene a sua volta governato da gente per cui la politica è un affare, che specula sui seggi tanto delle assemblee legislative dell'Unione quanto dei singoli Stati. /.../ Ci sono due grandi bande di speculatori politici che entrano in possesso del potere, alternativamente, e lo sfruttano con i mezzi più corrotti e ai più corrotti fini; e la nazione è impotente contro questi due grandi cartelli che si presumono al suo servizio, ma in realtà la dominano e la saccheggiano".

Stavolta ha vinto la banda degli speculatori repubblicani che pur avendo raccolto meno voti popolari, ma avendo più “grandi elettori” (una delizia della democrazia borghese a stelle e strisce!), si è aggiudicata la Presidenza, mantiene la Camera dei rappresentanti e il Senato e ha la maggioranza nella Corte suprema.
  Il 45° Presidente degli Stati Uniti è dunque Donald Trump, monopolista del settore immobiliare e dei servizi, proprietario del conglomerato multinazionale noto come “Trump Organization”, un magnate che possiede un patrimonio personale di oltre 4 miliardi di dollari.
Il megalomane Trump rappresenta gli interessi dell’ala più reazionaria della borghesia monopolista, i “cowboy” del capitalismo finanziario. Ha l’appoggio di vasti strati di “middle class” bianca impoverita dalla crisi. Ha vinto con lo slogan “risolleviamo gli USA, i dimenticati di questo Paese, da oggi non lo saranno più”, riuscendo con la sua demagogia populista di destra a estendere la sua influenza tra gli sfruttati. In particolare ha intercettato elettoralmente lo scontento degli operai bianchi del nord est, colpiti dalle ristrutturazioni e minacciati dalle delocalizzazioni, ma privi di una coscienza di classe. 
Il partito democratico esce umiliato e a pezzi dal confronto, perdendo in diversi Stati tradizionalmente “amici”. La guerrafondaia Hillary Clinton ha perso voti fra gli afroamericani e gli ispanici, fra i giovani e nella componente progressista degli elettori democratici che aveva appoggiato lo pseudo-socialista Sanders. In tanti non si sono riconosciuti nella candidata ufficiale dell’oligarchia finanziaria. Anche questo è un segno del forte malcontento popolare esistente negli USA a causa della crisi e delle guerre. 
Il successo di Trump esprime il livello di decomposizione raggiunto dall’imperialismo USA. Il mito dell’America “faro di civiltà”, “esportatrice di libertà e di democrazia” subisce un colpo tremendo. Allo stesso tempo è la dimostrazione della bancarotta della politica di Obama e dei democratici USA, i valletti di  Wall Street. 
Il declino economico della superpotenza nordamericana USA non si arresterà con Trump. Gli USA diverranno ancora più deboli nei confronti della altre potenze imperialiste rivali e perderanno egemonia, soprattutto in termini di consenso a livello internazionale. La lunga operazione di recupero d’immagine tentata con Obama è fallita, e il “marchio Trump” peggiorerà la reputazione degli Stati Uniti agli occhi dei lavoratori e dei popoli.
  Con la presidenza Trump il malcontento sociale e la lotta di classe sono destinati a intensificarsi. Le proteste di piazza avvenute subito dopo le elezioni – un fatto inedito – sono il sintomo di conflitti sociali più ampi. La risposta della borghesia imperialista sarà la creazione di uno Stato sempre più poliziesco, la militarizzazione e il controllo sociale, l’uso di squadre paramilitari per mantenere la stabilità interna, colpire gli oppositori e prevenire lo sviluppo di un movimento rivoluzionario di massa. (…)




SOLIDARIETA' DI CLASSE


05/11/2016

“Autorizzazione negata perché in città ci sono autorità di governo, c’è Renzi e i ministri” è stata la risposta della questura di Firenze agli organizzatori della manifestazione “Firenze dice no”. Si tratta della giornata in cui i renziani del PD si riuniscono alla Leopolda per dare luogo alla loro ridicola Kermesse che durerà due giorni. Come previsto (programmato) dalla Questura, gli sbirri hanno così caricato duramente i manifestanti che, a Firenze, hanno risposto picche alle disposizioni questurine per muovere in corteo verso il luogo della Leopolda. I cani da guardia di Renzi e complici, hanno però trovato una diffusa resistenza alle cariche e in un primo momento sono stati costretti ad indietreggiare per poi, anche a causa dell'ancor ridotto livello organizzativo della piazza, hanno ripreso il relativo controllo della situazione promettendo, per bocca dei pennivendoli di regime, indagini postume approfondite per stabilire le responsabilità individuali di ogni manifestante ripreso da telecamere e da macchine fotografiche.

Insomma, la disposizione della Questura di Firenze e le programmate cariche di polizia, rientrano nella strategia delle forze della repressione al servizio dei potenti di turno e dei loro servi della politica. Il divieto di manifestare, le cariche, i fermi, gli arresti, le disposizioni restrittive, i processi e le condanne, sono ormai esplicitamente parte del sistema di governo democratico borghese che non si pone nemmeno più il problema di mostrare apertamente il suo truce e criminale volto a fronte del procedere della crisi del loro sistema e a fronte delle conseguenti manifestazioni di ribellione popolare contro i suoi soprusi e le sue vessazioni. Non è certo la Turchia ma i passi mossi dalla borghesia imperialista nostrana per mano dei suoi burattini della politica, vanno allegramente, con le dovute diversificazioni, verso il consolidamento di un regime che alla Turchia non avrebbe nulla da invidiare se non l'occasione di un finto colpo di Stato per fare definitivamente piazza pulita degli oppositori.

La strategia degli organi repressivi nostrani è molto chiara: SCORAGGIARE, DISARTICOLARE E SOPPRIMERE LA SOLIDARIETA' TRA PROLETARI IN LOTTA (SOLIDARIETA' DI CLASSE) ATTRAVERSO LA VIOLENZA, LE INCARCERAZIONI E I DECRETI RESTRITTIVI INDIVIDUALI O AD AMPIO RAGGIO. Insomma, attraverso il terrorismo di Stato! Non è certo la Turchia ma... Questa analisi ci potrebbe aiutare a comprendere quanto la borghesia nostrana abbia, oggi più che mai, il terrore che possa rafforzarsi la solidarietà di classe costruita ed espressa, in primo luogo, proprio nel fuoco della lotta che deve assumere pratiche autonome dal comune criterio dettato dalla borghesia, dalle regole del sistema borghese e dallo stesso codice penale. In passato, durante il lungo ed appassionato periodo di quella che dagli anni 70 fino alla metà degli anni 80 era una vera e propria guerra civile tra le Brigate Rosse e lo Stato borghese, la solidarietà di classe diffusa ed articolata, rappresentava uno dei punti di forza del movimento armato. La Storia è Storia ed essa ci racconta che i cani da guardia della borghesia, compresero ben presto che per assestare colpi decisivi alla lotta armata, avrebbero dovuto scardinare la diffusa solidarietà di classe attorno e all'interno del movimento. Per raggiungere questo scopo la controrivoluzione utilizzò ogni mezzo necessario: rastrellamenti, fermi ed arresti di massa, torture, isolamento; pentitismo e dissociazione fecero il resto. Sul fronte politico borghese invece, quando non si mostravano sufficienti le intimidazioni poliziesche, la borghesia di sinistra (PCI e CGIL in testa) si adoperò, utilizzando i limiti e le debolezze espresse dal movimento armato, in una campagna denigratoria ed infamante al fine di isolarlo dalle masse proletarie e in particolare dalla classe operaia.

Anche questo racconto della Storia dovrebbe metterci in guardia sull'essenziale contributo della solidarietà di classe al movimento rivoluzionario; una solidarietà che deve necessariamente superare la concezione borghese che sancisce le differenze tra “compagni buoni e compagni cattivi” e che definirebbe “giusti o sbagliati” “legittimi o illegittimi” i provvedimenti di polizia e giudiziari contro quelli che la sinistra borghese definirebbe “compagni che sbagliano” lanciando sassi o imbracciando le armi.

(Redazione di Aurora proletaria)




Goro e Gorino, non nel nome del polpolo italiano ma della reazione


25 Ottobre 2016
In due paesini del delta del Po, Goro e Gorino, alcuni abitanti (e probabilmente anche provocatori venuti da fuori) hanno messo in atto blocchi stradali per impedire l’arrivo di una decina di profughi con i loro figli inviati a titolo di accoglienza in quegli stessi paesi. Di fronte alle proteste e ai blocchi stradali di qualche decina di razzisti e di fascisti fagocitati al megafono da un tal Nicola Lodi noto leghista, polizia e carabinieri non hanno mosso un dito ed il Prefetto, capo del dipartimento immigrazione del Ministero degli Interni, Mario Morcone, epsrime soltanto rammarico organizzando i profughi al fine di raggiungere altra destinazione.
A giudicare dall’atteggiamento di polizia e carabinieri che non hanno rimosso i blocchi e del Prefetto che avrebbe dovuto dare l’ordine, i fascisti di Goro e di Gorino hanno in mano i due paesi. Le autorità competenti, tanto zelanti e inflessibili quando si tratta di sgomberare famiglie che occupano una casa o di far massacrare di manganellate operai e studenti in picchetti e manifestazioni, questa volta non si sono mosse, anzi, hanno addirittura fatto retromarcia subendo il colpo. Torna alla mente l’atteggiamento remissivo e permissivo dell’esercito regio al procedere della marcia su Roma di qualche migliaio di fascisti prima che il fascismo prendesse nelle proprie mani le redini di un Paese al collasso attanagliato da una gravissima crisi economica. Lo stesso esercito regio che, al contrario, prendeva a cannonate e a fucilate i contadini e gli operai che manifestavano contro le vessazioni dei padroni, la fame e le guerre.
Si, lo sapiamo, qualcuno potrebbe obbiettare che "Goro e Gorino non rappresentano l’intera nazione, sono piccole realtà territoriali che non fanno testo, esse rappresentano casi isolati e di poco conto" e che 6quot;non dobbiamo cedere all6rsquo;allarmismo gridando al lupo al lupo quando il lupo non c’é". Ma questi "figli della lupa" crescono in fretta ed anche grazie a quelli che obbiettano come sopra; mentre gli allarmisti, quelli veri e cioé quelli che cavalcano le paure delle masse spingendo poveri contro altri piú poveri, vengono tollerati ed in certi casi addirittura difesi in nome di una democrazia falsa ed ipocrita utile all’opportunista di turno. Se a Goro e Gorino, al posto di Forza Nuova e Lega, vi fossero stati i NO BORDER a sostenere le ragioni della libera circolazione delle persone, polizia a carabinieri avrebbero caricato immediatamente spaccando teste a destra e a manca con il bene placido delle Istituzioni competenti. Due piccoli comuni ostaggio di alcune decine di fascioleghisti forniscono l’immagine chiara del nostro Paese in piena mobilitazione reazionaria. Goro e Gorino sono "gocce nel mare, un mare fatto della stessa acqua marcia"che chiamano democrazia.

Redazione Aurora Proletaria




La lotta di classe del proletariato e la GUERRA di classe dei padroni


Nel nostro Paese le morti sul lavoro e da lavoro, si aggirano statisticamente nell’ordine di migliaia ogni anno fornendoci un triste resoconto di quella che possiamo considerare una vera e propria guerra di sterminio non dichiarata che il padronato ha scatenato contro i lavoratori.
Uno sterminio che passa attraverso azioni dirette (condizioni di lavoro malsane e prive di sicurezza) del padrone e quelle " indirette " determinate dall’estrema povertà in seguito ai licenziamenti sino ad arrivare agli omicidi nelle strade e nelle piazze per mano poliziotta o crumira, come nel caso di Abd El Salam, 53 anni e cinque figli operaio della GLS di Piacenza ucciso dalle ruote di un camion guidato da un altro lavoratore che ha forzato il picchetto dei lavoratori in sciopero contro il licenziamento di alcuni loro compagni.
Sempre in quei giorni di settembre un altro operaio moriva all’Ilva di Taranto a causa della mancata sicurezza ed un altro folgorato all’ATAC di Roma.
Situazioni differenti nel metodo e nella dinamica ma tutte relative alla guerra non dichiarata dei padroni contro il proletariato. Una guerra che ha come teatro di battaglia il sistema capitalistico basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e quello delle risorse dell’intero pianeta a vantaggio di un pugno di parassiti che non si fanno scrupoli nemmeno di fronte alle catastrofi naturali, come i terremoti, per trarne ingenti profitti. Un pugno di parassiti che riduce alla miseria milioni di persone e paga profumatamente i suoi sgherri della politica, delle forse dell’ordine e dell’esercito per difendere ed accrescere i propri profitti e per eliminare, anche fisicamente, chiunque intenda contrastarli o ancor peggio sconfiggerli.
Non si tratta di dietrologia o di fantapolitica! I numeri hanno la stessa testa dura alla pari dei fatti ed in entrambi i casi, essi, ci offrono un quadro ben preciso dello stato di guerra permanente in cui ci troviamo.
É una guerra che il padronato conduce senza remore e senza esclusione di colpi, nella quale esso decide le regole con cui si dovrebbe condurre il conflitto salvo poi infrangerle o modificarle a seconda delle necessità tattiche.
La borghesia imperialista ha scatenato una guerra di sterminio contro il proletariato senza dichiararla apertamente ma, nei fatti, questa guerra é in corso da anni. Gli aggressori, quindi, ne sono consapevoli ed agiscono di conseguenza mobilitando tutte le loro forze ed i loro sgherri della politica, della magistratura e delle forze della repressione, quando poi, al bisogno, soffiare sul fuoco della crisi e mobilitare la parte piú abbruttita e becera del proletariato contro la loro stessa classe, i loro compagni di lavoro ed i piú poveri e disperati organizzando la mobilitazione reazionaria delle masse popolari.
La risposta del proletariato e delle masse popolari alle angarie ed ai soprusi della borghesia si articola attraverso manifestazioni di piazza, lotte di resistenza popolare in difesa dei territori, per la casa e la scuola, lotte operaie e sindacali e solidarietà con i compagni colpiti dalla repressione; ma, seppur articolate, diffuse e i alcuni casi vittoriose, restano risposte difensive che nella maggior parte dei casi rispettano le regole del gioco imposte dal nemico di classe e cioé, non posseggono autonomia ideologica e di conseguenza tattico-strategica. Quell’autonomia necessaria e svincolante che permetterebbe di trasformare le lotte di difesa in attacco diretto e articolato allo Stato borghese.
Un autonomia ideologica che permetta di pensare alla lotta contro la borghesia " non solo in termini prettamente politici".
Ovvio che la mancanza di un partito comunista con queste caratteristiche e la disparità di risorse ed armamenti riduce di gran lunga qualsiasi velleità avventuristica a riguardo ma l’autonomia ideoligica premetterebbe anche di attrezzarsi in tal senso.

Redazione Aurora Proletaria







Necessità di una preparazione ideologica di massa

di Antonio Gramsci , scritto nel maggio del 1925, pubblicato in Lo Stato operaio del marzo-aprile 1931. Introduzione al primo corso della scuola interna di partito

La legislazione comunista

Articolo apparso su L'Ordine nuovo anno II n.10 del 17 luglio 1920 a firma Caesar

Antonio Gramsci : Il Partito Comunista

Articolo non firmato, L’Ordine Nuovo, 4 settembre e 9 ottobre 1920.

Antonio Gramsci - Riformismo e lotta di classe

(l'Unità, 16 marzo 1926, anno 3, n. 64, articolo non firmato)

Antonio Gramsci : La funzione del riformismo in Italia

(l’Unità, 5 febbraio 1925, anno 2, n. 27, articolo non firmato)

Referendum sulla costituzione

Votare o non votare, è questo il problema?

Lettera di un operaio FIAT di Torino

" FCA, la fabbrica modello "

Elezioni borghesi: un espediente per simulare il consenso popolare!

Lo scorso 19 giugno, con i ballottaggi, si sono consumate le ennesime elezioni previste dal sistema democratico borghese. Si trattava di elezioni amministrative ma di alto significato politico nazionale.

Collettivo Aurora
La crisi del sistema capitalista e la ricostruzione del partito comunista in Italia

Un appello alla trasformazione dei rapporti tra i comunisti, per l’ unione delle forze e la rinascita del movimento comunista.